Nessuno proprio nessuno ha pensato non di interrompere ma di chiedere di interrompere il festival di retorica nazionalista che ha ammantato le celebrazioni degli 80 anni del 2 giugno. Nessuno ha chiesto di fermarsi un attimo a causa della tragedia di Amendolara, di ricordare dal palco dei Fori Imperiali quei corpi bruciati mentre cercavano di lavorare per sopravvivere lontani migliaia di chilometri da casa e resi schiavi da un sistema che si può ben definire antiumano. Nessuno ha chiesto di fermare almeno per un momento una antistorica parata militare (svoltasi tra l’altro in tempo di guerra) almeno per rendere omaggio con il pensiero a quelle vittime innocenti. Deve essere chiaro che le responsabilità non sono del capolarato utilizzatore finale di un sistema rispetto al quale le aziende agricole sono evidentemente corresponsabili chiudendo almeno gli occhi dalla vista del dove provengono i lavoratori che consegnano il profitto grazie alla loro fatica. Responsabili le istituzioni messagere mute di una impotenza che assiste al continuarsi dello schiavismo: fenomeno che continua nel tempo proseguendo a utilizzare la guerra tra poveri come alibi. Soprattutto è responsabile la voracità di un capitalismo che richiede per forza di intensificare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: nonostante la tecnologia, nonostante la modernità. Qualcuno ha richiamato gli schiavi che costruirono le Piramidi: davvero non ci siamo tanto distanti.
