Ho ascoltato l’audizione dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro, chiamato in Commissione Antimafia a spiegare perché abbia creato una società con Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, prestanome dei Senese, clan egemone a Roma, per gestire la nota “bisteccheria” e mi sono convinto di quale sia la verità: Delmastro è stato vittima di una operazione raffinatissima architettata dalla mafia per farlo dimettere! Una terribile vendetta. Vedrete: il tempo sarà galantuomo e questa verità agghiacciante sarà scolpita nel marmo della storia repubblicana. Come stupirsene? Da anni infatti diciamo che le mafie non sparano più, sono diventate liquide, usano più il denaro che il piombo, più le astuzie della paura. Ecco allora come sono andate le cose. Le mafie tutte hanno in odio il sottosegretario a causa della severità inaudita con cui esercita la sua delega alle carceri. Una severità che Delmastro rivendica durante l’audizione, facendo accorato riferimento alla impressionante quantità di minacce di morte raccolta in questi anni. Tutte le mafie insomma vogliono farlo “saltare”! Già ma come colpire un uomo così potente e protetto? Tornare alla logica stragista di certo non conviene: troppo clamore, troppi contraccolpi. Allora come? L’idea: Infiltrando nella sua cerchia di conoscenze un uomo di “fiducia”, uno dei loro, per attirarlo in una trappola. La trappola scatta: le bistecche sono ottime, il papà Caroccia spende parole suadenti per innamorare il sottosegretario, parlamentare, avvocato penalista, responsabile giustizia di FdI, all’idea di accompagnare la figlia diciottenne non all’altare, ma da un notaio perché muovesse i suoi primi passi nel meraviglioso mondo dell’imprenditoria romana e tac! Delmastro casca nella trappola, ci crede, è un entusiasta si sa! Anzi chiama i suoi amici più stretti di partito in Piemonte e li rende partecipi di questa bella impresa e via, tutti tra i monti del Piemonte e fare da padrini (senza offesa!) alla giovane e brillante Miriam Caroccia. Povero Delmastro! Pensava di aver fatto del bene ed invece aveva appena firmato la sua condanna, non a morte per carità, ma al pubblico dileggio, al precipizio negli inferi. Operazione raffinatissima posta in essere poco prima che arrivasse la condanna del Caroccia, proprio a ridosso del referendum sui magistrati e con un giornalista bene informato, pronto con penna e calamaio. Il “pacco” fa il botto il 19 Marzo (si vota il 21): un capolavoro! Un vero attentato di nuova generazione. Questa convinzione matura in me perché per tutta l’audizione l’ex sottosegretario non ha fatto altro che ribadire di non aver saputo nulla della caratura criminale del Caroccia prima della condanna. Niente di niente. Dice Delmastro di non aver fatto alcuna ricerca su chi fossero questi simpatici carnivori, niente per altro gli avevano detto i responsabili della sua scorta, niente nemmeno gli apparati del DAP. Mai incontrati in carcere i Senese, mai difesi col suo studio legale. E a prova inconfutabile della autenticità di questa versione dei fatti che vede in Delmastro una vittima innocente, il Delmastro porta un argomento inoppugnabile: “Se avessi avuto intenti criminosi, sapendo chi fossero i Caroccia, avrei fatto la società con loro senza un presta nome? Impossibile! Sarei stato un cretino”. In effetti. L’unica spiegazione dunque è la trappola ordita dalla mafia per farlo dimettere. Punto. Mafiosi che probabilmente avevano in testa la stessa risposta che quel vecchio boss diede a Giovanni Falcone quando il magistrato gli chiese cosa fosse la mafia: “C’è un giudice da nominare e ci sono tre candidati, uno è intelligenti, l’altro è appoggiato dalla politica, il terzo è un cretino. Verrà nominato il cretino”. Soltanto i malpensanti possono continuare a dubitare di questa verità. Soltanto i maliziosi possono continuare concionare sulla impossibilità che Delmastro abbia ignorato fino al Febbraio del 2026 la vera identità dei Caroccia, insinuando che al contrario abbia proprio voluto manifestare esplicitamente una concreta disponibilità verso quell’ambiente criminale, per chissà quali indicibili patti. Deponete dunque le penne irriducibili complottisti, alziamoci tutti in piedi e tributiamo un accorato applauso consolatorio ad una vittima che ha, per ora, come unico conforto quello di avere avuta salva la vita e di essere saltato soltanto dalla sedia.
