Giornalismo sotto attacco in Italia

Gli incredibili “effetti collaterali” del caso Boccia -Sangiuliano su Anteprima24

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La vicenda parte nell’agosto 2025, con un’intervista video concessa alla testata campana Anteprima24 dalla nota Maria Rosaria Boccia, protagonista di un affaire politico-sentimentale con l’allora ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. A intervistare Boccia è il giornalista Carlo Tarallo. Terminate le riprese, il materiale viene montato dalla testata, e diviso in varie pillole mandate in onda in date successive e diverse sui canali social della testata. In una delle suddette pillole di intervista è inserito un audio di pochi secondi in cui si riproduce una telefonata tra l’ex ministro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, in possesso della Boccia. E qui va aperto un ampio inciso. Quell’audio della telefonata era già stato messo in onda dalla trasmissione Report nel dicembre 2024, sei mesi prima della pubblicazione su Anteprima24. Per effetto della divulgazione dell’audio, la coppia Sangiuliano-Corsini ha sporto querela contro la trasmissione di Rai Tre, e ha inoltre denunciato l’accaduto al Garante per la privacy, il quale aveva multato la Rai di 150.000 euro per la diffusione del contenuto. La sanzione amministrativa è stata tuttavia annullata dal Tribunale civile di Roma nel gennaio 2026, stabilendo che la diffusione era di “legittimo interesse pubblico” e che il Garante aveva agito fuori dai tempi previsti dalla legge. Il tribunale ha anche condannato l’autorità garante a risarcire 5.000 euro di spese legali alla Rai. Sul fronte penale, nell’aprile di quest’anno il gip del Tribunale di Roma accoglieva la richiesta della Procura capitolina, archiviando l’inchiesta che vedeva indagati il conduttore di Report Sigfrido Ranucci e il giornalista Luca Bertazzoni per interferenze illecite nella vita privata. A nulla valeva l’opposizione dei denuncianti, rimarcando inoltre il giudice che la condotta dei giornalisti fosse “espressione del diritto di cronaca, rispettosa dei canoni di veridicità della notizia riportata, della continenza espositiva e dell’interesse pubblico”. A fronte di tutto ciò, ben diversa piega sta prendendo invece l’indagine scaturita dalla nuova denuncia dei coniugi Sangiuliano e Corsini del settembre 2025, il quali querelavano la stessa Boccia e Tarallo per la diffusione dello stesso audio trasmesso da Report, per la medesima ipotesi di reato (interferenze illecite nella vita privata). Dalla denuncia scaturisce oggi una citazione a giudizio nei confronti di Maria Rosaria Boccia e Carlo Tarallo, accusati in concorso di aver diffuso frammenti della conversazione privata tra l’ex ministro e la moglie. Secondo l’ipotesi accusatoria, i due imputati avrebbero agito con un medesimo disegno criminoso diffondendo gli audio relativi al colloquio avvenuto nell’abitazione privata della coppia. Va chiarito che per effetto della denuncia, c’era stata anche una perquisizione dei carabinieri nella redazione di Anteprima24, datata 29 ottobre 2025. Un comunicato della testata del giorno successivo affermava che “i militari, con garbo e professionalità, ci hanno intimato di cancellare dai nostri profili social parte dell’intervista realizzata nel mese di agosto alla Boccia, e hanno acquisito del materiale audio-video. Successivamente, i Carabinieri hanno raggiunto il nostro collaboratore Carlo Tarallo, al quale hanno notificato un avviso di garanzia con l’accusa di aver acquisito e diffuso illecitamente l’audio di una telefonata tra Sangiuliano e la moglie. L’audio di cui sopra non è un audio, bensì un servizio di Report andato in onda l’anno scorso; inoltre, il dottor Tarallo non è mai stato in possesso del frammento trasmesso nel corso dell’intervista”. Dunque, la stessa testata (mai denunciata) scagiona Tarallo dall’accusa di interferenza illecita, non avendo egli materialmente ricevuto l’audio incriminato: e questo è il primo dato da sottolineare. In secondo luogo, evidenzio che il medesimo ufficio giudiziario – la Procura di Roma – per i medesimi fatti ha chiesto e ottenuto un’archiviazione per i due giornalisti di Report, mentre nel caso di Tarallo chiede il processo. In un colpo solo, abbiamo un innocente sul punto di finire alla sbarra ed una prevalenza del diritto di cronaca dapprima riconosciuta e poi disconosciuta dalla Procura di Roma, in un cortocircuito logico-giuridico di difficile interpretazione.


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