Giornalismo sotto attacco in Italia

Fiumicino cancella Matteotti, ma non ucciderà la sua idea

0 0

Il Consiglio comunale di Fiumicino ha respinto la mozione presentata dalle opposizioni che chiedeva di intitolare una piazza o uno spazio pubblico a Giacomo Matteotti. La maggioranza di centrodestra ha votato compatta contro il provvedimento, giustificando il “no” con la tesi che il testo contenesse “strumentalizzazioni e finalità politiche divisive”. Subito dopo la bocciatura, per tentare pavidamente di arginare le polemiche, la stessa maggioranza ha annunciato l’intenzione di presentare in futuro una propria mozione per “valorizzare la figura del martire socialista”. I fatti di Fiumicino, però, non possono essere liquidati come un caso isolato. La dinamica emersa nell’aula consiliare racconta un’altra storia: il rifiuto di una mozione con il pretesto dei “vizi di forma”, seguito dalla promessa di un testo alternativo edulcorato, è la collaudata strategia per picconare la memoria storica. L’alibi della “divisività” e della necessità di una memoria pacificata crolla del resto di fronte ai precedenti specifici della stessa amministrazione. Quando si è trattato di intitolare spazi pubblici ai martiri delle foibe o di inaugurare, solo pochi mesi fa, un giardino alla memoria di Sergio Ramelli – militante del Fronte della Gioventù – la maggioranza guidata dal sindaco Mario Baccini non ha manifestato alcun timore di spaccare l’opinione pubblica, né ha sollevato obiezioni di natura ideologica. In quei casi la toponomastica è diventata legittimo terreno di affermazione identitaria. Il filtro della “condivisione” e il blocco burocratico scattano, insomma, solo quando il nome da iscrivere sui muri della città è quello di una vittima del fascismo.

Ricordare Giacomo Matteotti, infatti, significa fare i conti con la natura originaria del regime. Il segretario del PSU fu il primo grande martire dell’antifascismo, rapito e ucciso nel giugno del 1924 da una squadra di sicari che agiva su mandato politico di Benito Mussolini. Una catena di comando legava l’omicidio direttamente al cuore del potere. I killer facevano parte della “Ceka fascista”, lo squadrone della morte illegale guidato da Amerigo Dumini e insediato presso l’Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio. La stessa Lancia Kappa nera usata per il sequestro fu parcheggiata, subito dopo il delitto, nel cortile del Viminale – allora sede del governo – per riferire l’avvenuta esecuzione alla segreteria del Duce. È proprio quando si analizza la storia che la scelta svela un disegno molto più profondo. Il revisionismo qui non è un’anomalia della periferia, ma una linea politica centralizzata che parte da Roma e si irradia sui territori. Quello che è accaduto a Fiumicino è il riflesso speculare di un atteggiamento revisionista che la destra di governo non si preoccupa nemmeno più di nascondere, muovendosi ormai su scala globale. I segnali, d’altronde, sono precisi e convergenti. Lo si nota quando i vertici dell’esecutivo inviano i propri sottosegretari a Washington per partecipare al summit di Marco Rubio, salendo su palcoscenici internazionali dove l’antifascismo – pilastro fondante della nostra Repubblica – viene apertamente paragonato al terrorismo.
I fantasmi del passato continuano a pesare sul presente e la figura di Matteotti rimane il termometro di questa insofferenza della destra verso la storia. Lo avevamo già visto alla Camera dei Deputati, in occasione della recente cerimonia per l’apposizione della targa commemorativa sullo scranno numero 14, lasciato perennemente vuoto. Davanti al ricordo del luogo esatto da cui il segretario del PSU denunciò i crimini e i brogli del regime, i banchi di Fratelli d’Italia e della destra sono rimasti clamorosamente deserti. Una diserzione per scelta pur di non partecipare a una memoria condivisa.
A Fiumicino è andato in scena lo stesso copione, solo adattato alle geometrie di un consiglio comunale. Del “centro” moderato non esiste ormai nemmeno più l’ombra, ammesso che sia mai esistito. Resta solo una destra che, da Roma alle periferie, persegue la sistematica demolizione dei punti di riferimento costituzionali, dimostrando che l’antifascismo, per loro, è ancora un confine invalicabile.

Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.