Non ci sono ancora elementi sufficienti per una valutazione completa, ma quello che è accaduto oggi pomeriggio a Bologna si presenta, come immagini, identico agli assalti dell’ICE negli Stati Uniti e quasi sovrapponibile ai filmati dell’uccisione di George Floyd a Minneapolis nel 2020. Abderrahim Fakir, marocchino da decenni in Italia, era in stato di agitazione emotiva in una strada del quartiere Pilastro, periferia di Bologna, dove si era recato da parenti. Alcune persone hanno chiamato le forze dell’ordine. La polizia è arrivata per prima, lo hanno bloccato spruzzando spray al peperoncino. Ma qualcuno riprende tutto con il cellulare e allora si vede che l’uomo già fermato viene tenuto a terra con la testa schiacciata sull’asfalto e le braccia bloccate dalle fascette. Grida aiuto, sembra dire che non respira. Intorno sono arrivati i sanitari del 118. Il filmato dura circa 5 minuti. Poi silenzio. Fakir tace. lo tengono ancora schiacciato a terra. Poi viene girato ed è chiaro a tutti che è morto. I parenti urlano, i filmati cominciano ad andare in giro. Siamo dunque arrivati a questo?
Stasera è già in corso una veglia al Pilastro, domani il presidente della regione De Pascale e il sindaco Lepore hanno chiamato a raccolta i cittadini nella piazza del Nettuno, per chiedere che venga fatta piena luce sui fatti e dare solidarietà a tutto il quartiere. Ogni cittadino democratico che crede nelle forze dell’ordine si augura che sia stata solo una tragica disgrazia, ma il pensiero di tutti noi, soprattutto della nostra comunità di Articolo21, non può non correre con la memoria a Stefano Cucchi, a Federico Aldrovandi. Stiamo scivolando verso il baratro. E non si può non ripensare alle recenti parole di Giorgia Meloni rivolte proprio ai poliziotti: “Lo Stato vi copre le spalle” ha sentenziato la Meloni un paio di giorni fa. Di conseguenza ora si sentono autorizzati ad ispirarsi all’ICE.
