Novalesa in Val di Susa alla vigilia del 25 aprile si è svegliata con una svastica sulla targa del ponte della Cenischia, un fatto grave e di matrice fascista che vilipende un luogo di memoria della nostra Repubblica. Nel punto in cui una lapide ricorda il rastrellamento nazifascista del 26 giugno 1944 si concentra una storia che chiama direttamente in causa le istituzioni politiche e la responsabilità pubblica di non permettere che simili gesti si ripetano o vengano minimizzati. In quel giorno il paese venne circondato dalle forze di occupazione e la popolazione civile fu sottoposta a una forma di controllo totale. Le persone vennero radunate sul ponte, donne e bambini esposti alla minaccia di far saltare la struttura mentre il centro abitato veniva perquisito e si profilava la possibilità concreta di incendiare l’intero paese. Era una logica di terrore esercitata sui civili, una delle forme con cui i regimi nazista e fascista colpivano le comunità nei territori occupati. Ventisei persone vennero deportate nei campi di concentramento, ventisei vite sottratte in quel contesto di violenza sistematica che appartiene alla storia europea del Novecento e che qui ha un luogo preciso, riconoscibile, fissato nella memoria pubblica. La svastica comparsa oggi su quella targa è un gesto che colpisce quella storia, quella memoria, quelle ventisei anime deportate nei lager. È in questo che si misura ancora oggi cosa siano stati il fascismo e il nazismo quando hanno colpito le popolazioni civili e i loro luoghi di vita.
(foto gentilmente concessa da Luna Nuova)
