Giornalismo sotto attacco in Italia

R-Esistenze 2026, la festa della liberazione a Orvieto in una bella giornata di sole

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Dopo decenni di assenza di celebrazioni popolari nella nostra città, dato il grande successo dello scorso anno, anche questo 25 aprile abbiamo deciso di festeggiare la nostra Liberazione in comunità, riflettendo insieme su quello che questa giornata significa ancora oggi.

Abbiamo iniziato venerdì 24 aprile con la bellissima e partecipata discussione al Palazzo dei Sette con Nico Piro, sul del suo lavoro di invitato di guerra e sullo stato in cui versa l’informazione oggi in Italia, per proseguire con l’intera giornata del 25, ricca di momenti intensi e commoventi, realmente condivisi.

Abbiamo ascoltato le voci e le storie delle donne della Resistenza, impeccabilmente interpretare dai Lettori Portatili. Abbiamo condiviso un pranzo collettivo dalla formula “ognuno porta, cibo per tutti”, abbiamo parlato e discusso in un’assemblea aperta e partecipata, ribadendo come il 25 aprile non sia solo memoria, ma anche pratica quotidiana e costruzione di percorsi di resistenza, cercando di “unire i puntini” nelle seppur differenti posizioni.

Nel pomeriggio con Al-Hassan Selmi, giornalista palestinese fuggito dall’inferno di Gaza da solo pochi mesi, abbiamo parlato di orrore e disumanità, ma anche di speranza, di prospettive, di futuri migliori. Con lui, Raffele Oriani, giornalista dimessosi dal Venerdì di Repubblica per la “reticenza della stampa” di fronte alla disumanità e alla brutalità del genocidio e Marcella Brancaforte, splendida illustratrice, alla quale si devono le bellissime immagini della mostra “Be My Voice”, realizzate in collaborazione e sulla base delle corrispondenze di al-Hassan da Gaza negli 800 giorni di orrore da lui vissuti.

Oggi al-Hassan è in Italia, dove come dice lui “non ci sono problemi”, dove abbiamo acqua pulita da bere, cibo da mangiare, acqua per lavarci, per preparare un caffè da sorseggiare nelle nostre case, dei farmaci per curarci. Tutte cose che a Gaza sono state disintegrate dalle bombe. Una vita non vita, una distruzione che non può che produrre violenza, perchè il suo l’obiettivo è l’eliminazione di un popolo da quella che è la loro terra.

Eppure i palestinesi esistono e resistono ancora oggi, grazie alla loro ferma resistenza (sumud) contro una brutale occupazione che dura da quasi 80 anni. Perché il loro sguardo riesce a vedere un futuro giusto, in cui potranno finalmente festeggiare il loro giorno della liberazione.

Un ringraziamento speciale a tutte le associazioni e le persone che in queste settimane hanno donato risorse, tempo e impegno per costruire insieme questa giornata.

Grazie ad Antonello Romano e a tutte le realtà aderenti, Coordinamento orvietano per la Palestina, Articolo 21, ANPI, Spi-Cgil, Emergency Orvieto, L’Albero di Antonia, Osservatorio Rifiuti Orvieto, COSP (Comitato Orvietano di Salute Pubblica), al comitato cittadino Abitare Orvieto, Lettori Portatili, Pd, Mov. 5 stelle, Avs, Rose Rosse d’Europa, Associazione Piano Terra, ANEP (Ass.Naz.ex Deportati), Pci.

Grazie anche e soprattutto al Gruppo Scout orvietano per averci reso disponibile la loro sed e e alla parrocchia del Ponte del Sole per il parcheggio e lo spazio verde.

Un mio particolare ricordo per chi si è battuto sempre per libertà di informazione e per la liberazione del suo popolo: grazie Alì Raschid per averti conosciuto e per avermi dato la tua amicizia. BUONA LIBERAZIONE.

 


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