Giornalismo sotto attacco in Italia

Informazione nel mirino, i dati dell’ultimo Rapporto Censis

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In questi ultimi anni non si può non richiamare lo spazio occupato dai conflitti e dalle guerre nella rappresentazione della realtà da parte dei media. Così l’informazione è nel mirino non solo perché è diventata soggetto attivo e, quindi, bersaglio nei conflitti, ma anche perché apertamente imputata di avere tradito la fiducia implicita nella domanda di conoscenza dei fatti e il diritto delle persone ad essere informate. Il Ventunesimo Rapporto sulla comunicazione si trova a dover affrontare una lettura sempre più complessa dei fenomeni che interessano la comunicazione e l’informazione, che confluisce in un’analisi dell’evoluzione delle nuove gerarchie mediali, nell’osservazione del social detox, in una disamina del ruolo delle community come ambiente informativo alternativo, nella conferma del nuovo cambio di paradigma imposto da ChatGpt, anche nell’informazione.

I telegiornali, che continuano a rappresentare un punto di riferimento per una parte rilevante della popolazione, registrano una flessione di 3,8 punti percentuali e si collocano al 43,9%; Facebook diminuisce di 3,3 punti, attestandosi al 33,1%; sostanziale stabilità per i motori di ricerca che sono seguiti dal 23,2% della popolazione. D’altra parte, calano sia i siti di informazione (-2,5%) che le televisioni all news (-2,3%) (che si attestano rispettivamente al 14,7% e 16,6%). Tengono relativamente meglio i social network: TikTok con un calo solamente dell’1,9% e Instagram dell’1,2% rispettivamente registrano il 12,5% e il 15,5% dell’utenza. Gli aumenti sono sporadici e raramente significativi. Nella parte alta della graduatoria si rileva solo quello del Gr Radio (+1,7%).

Un’ulteriore fonte di disomogeneità è rappresentata dalla diversificazione dei mezzi di informazione utilizzati in base alla fascia d’età. I giovani (14-29 anni) sono abbarbicati ad un’informazione prevalentemente social: si informano soprattutto attraverso Instagram (29,9%), o tramite telegiornali (26,1%), motori di ricerca (24,4%), TikTok (23,9%) e Facebook (22,3%). I 30-44enni fanno maggiormente riferimento a Facebook (41,4%) e ai telegiornali (35,6%), con una presenza significativa dei siti di informazione (20,1%). Nella fascia 45-64 anni il telegiornale torna a costituire il canale principale (44,5%), affiancato da Facebook (36,5%) e dai motori di ricerca (25,5%). Tra i sessantacinquenni e oltre, il telegiornale è una delle principali finestre sul mondo (67,4%), si collocano a distanza Facebook (29,0%) e le tv
all news (25,4%) a completare un quadro di fruizione ancora fortemente segnato dalla logica lineare e sequenziale della comunicazione broadcast. I Reel e i video brevi occupano sempre più spazio nell’ecosistema delle piattaforme social, eppure gli italiani che li usano, tendono ad usufruirne in modo distratto e marginale. Tra gli utilizzatori di almeno una piattaforma social, la quota di chi li guarda in modo superficiale o laterale raggiunge infatti il 39,8%, mentre il 34,7% dichiara di riuscire a contenerne l’utilizzo entro limiti consapevoli. Solo una frazione minoritaria, cioè il 7,0%, non riesce a limitarsi. Il 18,5% sceglie invece di non guardarli affatto. Il consumo distratto di questi contenuti prevale tra gli over 65, che li guardano con minor coinvolgimento nel 43,0% dei casi, ma la distanza dalle altre generazioni è
meno marcata di quanto ci si potrebbe aspettare. Sono quasi 3 italiani su 10 tra quanti usano i social a escludere i Reel dall’universo dell’informazione (ma all’inverso 7 italiani su 10 li include); il 23,6% li considera intrinsecamente superficiali e per il 21,3% sono distrazioni
che solo raramente producono conoscenza autentica (fig. 2). C’è anche una quota che ne dà una valutazione positiva: per il 18,6% sono più immediati, per il 13,1% più coinvolgenti, per il 9,8% più accessibili, per l’8,2% complementari alle fonti tradizionali.

Questo il rapporto integrale

https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/04/Sintesi-Rap-Com-2026.pdf


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