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“Global Progressive Mobilisation”. A Barcellona 17 e 18 aprile

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Il 17 e 18 aprile Barcellona ospiterà la Global Progressive Mobilisation. Un’iniziativa, molto voluta da Pedro Sánchez e dal presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, che chiama a raccolta nella capitale catalana il progressismo globale.

Nato come momento tematico e organizzativo per la costruzione di un contrasto globale alle destre e alle estreme destre, l’incontro acquisisce particolare interesse nel momento attuale, con la crisi sistemica degli Usa, la guerra all’Iran come maturazione di una progressiva degradazione delle relazioni nel blocco atlantico, le conseguenze sui rapporti internazionali e la costruzione di un nuovo sistema di relazioni che questi processi rendono necessaria. 

La volontà è quella offrire uno spazio in cui reti, organizzazioni e intellettualità progressista più influente possano riunirsi, confrontare esperienze e coordinarsi per affrontare le sfide contemporanee. Sarà quindi l’occasione per vedere chi costituisce queste reti, associazioni, partiti, movimenti e che esperienze porteranno.

Al momento sono iscritti tremila partecipanti, per oltre cento incontri, tra panel di esperti, workshop, sessioni bilaterali e cene di lavoro, con la sessione plenaria a cura di Pedro Sánchez e del presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, che raccoglierà le conclusioni dei lavori. Saranno presenti oltre cento partiti, leader sindacali, attivisti sociali esperti e accademici. 

Sono confermati otto capi di governo, oltre a Lula e Sánchez ci saranno il colombiano Gustavo Petro, Yamandú Orsi dall’Uruguay, la presidente del governo lituano, Inga Ruginiené, il sudafricano Cyril Ramaphosa, Mia Amor delle Barbados e la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum. 

Tra gli esponenti politici si segnalano la segretaria del Pd, Elly Schlein, il segretario del Psf, Olivier Faure, la leader dei Socialdemocratici svedesi, Magdalena Andersonn. Le città, come esempi di governo progressista, avranno un ruolo importante, con oltre quaranta sindaci da tutto il mondo. Zohran Mamdani, da New York, sarà presente in video, ci sarà naturalmente il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, poi Philippe Close da Bruxelles, Haris Doukas da Atene, dalla Turchia arriverà il sindaco di Muğla, Ahmet Aras, da Roma, Roberto Gualtieri, e molti altri. 

Tra i rappresentanti delle opposizioni progressiste internazionali, spicca la presenza di quelle di Israele e del Venezuela. Confermato all’ultimo momento l’ex presidente cileno, Gabriel Boric, uno dei promotori dell’iniziativa il cui prodromo si tenne a Santiago del Cile nel giugno 2025, che ha dovuto attendere l’autorizzazione del Congresso per compiere viaggi all’estero, oltre a Isabelle Allende e l’ex primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh. 

Si segnalano inoltre la vicepresidente del Ghana, Jane Naana Opoku-Agyemang, il leader dell’opposizione indiana, Rahul Ghandi, la premio Nobel per la Pace, María Ressa, la presidente del Center for American Progress, Neera Tanen.

Sánchez presiede l’Internazionale socialista dal 2022 con l’ambizione di recuperare una reale iniziativa politica a un’associazione da tempo in crisi, tanto che i tedeschi costruirono nel 2013 un’alternativa, l’Alleanza progressista.

Ma per Sánchez è tornato il momento. La ruota gira, in questi tempi proporre sintesi può funzionare, delimitare il campo, a partire dagli avversari. L’iniziativa, promossa oltre che da Sánchez e Lula dal presidente colombiano, Gustavo Petro e da Boric, è stata presentata all’ultimo congresso del Pse, lo scorso ottobre ad Amsterdam, dallo stesso Sánchez e dal presidente dei socialisti europei, Stefan Löfven. 

Le nuove destre hanno reti internazionali solide e molto ricche. Dalle fondazioni Usa soldi e aiuti arrivano a stringere legami con Roma, Madrid, Varsavia e Berlino. Reti che muovono fiumi di denaro, finanziano associazioni, aprono università private, da Madrid a Cracovia. Il tentativo è costruire una risposta, una rete che si opponga alla “Internazionale sovranista”.

A Barcellona avremo, quindi, una passerella di leader della sinistra internazionale, accolti dall’ospite Sánchez, che consoliderà così la sua immagine di leader della sinistra europea, perlomeno così percepito dai militanti e elettori del continente, oramai di proiezione mondiale. “Pedro Sánchez ha salvato l’onore dell’Europa”, ha detto l’ex capo del governo francese, il liberale Dominique de Villepin, commentando la chiusura dei cieli e delle acque spagnoli agli Usa e le posizioni su Israele. 

Ma l’evento di Barcellona consente anche di tastare il polso alla reale consistenza di una nuova progettualità della socialdemocrazia, o meglio, del progressismo, e ci dà anche altri interessanti punti d’osservazione. Vedere chi costituisce queste reti, associazioni, partiti, movimenti, quali esperienze porteranno e se saranno in grado di costruire una rete globale. 


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