Giornalismo sotto attacco in Italia

Così colpirono il Dc9 a Ustica, la descrizione nell’udienza dal gup

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Nelle aule di giustizia italiane si dibatte ancora su cause e responsabilità della strage di Ustica con le sue 81 vittime. Nell’ultima udienza del 27 maggio scorso a piazzale Clodio, i legali dei familiari delle vittime hanno fornito al Gup Livio Sabatini tutti gli elementi tecnici che compongono il complesso scenario radaristico sfociato 46 anni fa nell’abbattimento manu militari del DC9 della compagnia Itavia. Era il 27 giugno del 1980. Da allora, varie sentenze, penali e civili, hanno stabilito che i vertici militari dell’Aeronautica non si macchiarono di alto tradimento, seppure molti magistrati abbiano a loro attribuito “disinformazione in merito al possibile coinvolgimento nel disastro di altri aerei non identificati in area prossima al disastro”. Successivamente, la Cassazione ritenne abbondantemente motivato l’abbattimento del DC9 da parte di un missile e condannò lo Stato italiano al risarcimento delle vittime per non aver garantito il controllo e la sicurezza sui cieli nazionali.

Poi l’ex Presidente Cossiga nel 2007 accusò la Francia di aver sparato un missile contro il DC9 italiano. La notizia criminis divenne dunque di strage. Partì una nuova inchiesta giudiziaria durata 18 anni e il PM Erminio Amelio, al termine, si arrese e chiese al Gip di archiviare tutto. Senza aver identificato il cosiddetto “nesso eziologico” di causa-effetto da parte di un “colpevole” certo e identificato la giustizia non può procedere oltre. Il PM aveva comunque fatto una interessante scoperta: a SHAPE, il comando supremo delle forze alleate in Europa, per quel 27 giugno (data della strage) era prevista un’esercitazione Nato nel Mediterraneo. C’è bisogno di precisare che la circostanza è sempre stata negata agli inquirenti?

Ma la rivelazione più sensazionale è quella di uno dei legali di parte civile, il quale ha denunciato che all’epoca della strage il comando ATAF, la Forza Tattica Aerea, aveva imposto una zona di mascheramento radar dei voli alleati che si chiamava NAI (No Automatic Initialization) la quale impediva ai radar del Tirreno Meridionale la registrazione automatica di parte del traffico Nato. E così molte basi italiane -quando si dice la jella! – non registrarono l’abbattimento del DC9. Poi, a strage consumata, l’ordine di mascheramento venne revocato: aveva “provocato problemi di sicurezza”. La perifrasi ipocrita comprende le 81 persone morte sul DC9.

Riassumendo: nel giugno del 1980 esisteva un’estesa area dei cieli italiani sulla quale era stato impedito di registrare le tracce radar. Sui propri monitor gli operatori vedevano sfrecciare aerei militari senza identificativo ma non potevano “inizializzarne” il tracciato sul radar né riportarlo sui registri. Ancora. Dopo il ritiro sancito da De Gaulle, la Francia nel 1980 non faceva parte della Nato. Però… nella strage di Ustica nulla è come appare e allora scopriamo che i militari francesi disponevano di una rete radar, la Strida, pienamente integrata nella difesa aerea alleata del Tirreno. I militari italiani, la Francia e la Nato dunque mentirono al nostro governo e ai magistrati. Continuano a farlo.

Torniamo alla recente udienza davanti al GIP presso il tribunale penale di Roma dedicata agli interventi di parte civile. Dapprima l’avvocato Alessandro Gamberini ha illustrato le motivazioni dei familiari delle vittime nell’opporsi all’archiviazione del procedimento. Successivamente, l’avvocato Daniele Osnato, con l’ausilio di filmati, animazioni, schede e trascrizioni delle tracce evidenziate dai due radar Marconi e Selenia di Ciampino (radar civili non soggetti pertanto al mascheramento imposto dai militari) ha offerto una emozionante rappresentazione di quanto accadde quella sera di 46 anni fa. Il DC9 era stato intercettato da aerei militari sul cielo della Toscana e seguito fino a quello tra Ponza e Ustica dove era stato attaccato da velivoli provenienti da Ovest. “Torni indietro e mi faccia capire avvocato – il GIP ha interrotto la descrizione a un certo punto – vuole dire che i radaristi vedevano sullo schermo quanto avveniva sui cieli di loro competenza ma non potevano registrarlo”? Forse il magistrato non si capacitava di quanto fosse stato tenuto nascosto ai propri colleghi, ai familiari, ai giudici, ai Pm e ai tribunali.

La rappresentazione di Osnato ha infine mostrato come gli apparati civili avessero registrato nei pressi della Corsica quello che alcuni radaristi italiani avevano descritto ai magistrati come “un razzolare di aerei dalla superficie del mare”, chiaro indice della presenza di una portaerei. Malgrado la Francia l’avesse sempre negato, il Pm Amelio ha scoperto che la portaerei Foch quel 27 giugno del 1980 si trovava proprio nel Mediterraneo. Ne ha chiesto i dati del trasponder di navigazione. Parigi glieli ha negati.

(Massimo de Angelis, ex inviato speciale del TG1, è autore del libro “La strage di Ustica” edito da NewtonCompton con la prefazione di Fiorenza Sarzanini)

 


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