Il tentativo di criminalizzare le piazze antifasciste del 25 aprile e l’Anpi è miseramente crollato.
La presidentessa del consiglio non ha aperto bocca, non ha nulla da dire sul giovane ebreo che ha sparato su due cittadini antifascisti.
Forse non è stata informata? Forse sta ancora guardando il filmato dell’assalto alla sede nazionale della Cgil? Forse non sa che, in quella giornata, i camerati sfilavano a Varese e a Predappio.
Chi chiederà scusa all’Anpi, da sempre sotto tiro per aver difeso la costituzione antifascista, per aver condannato il genocidio in Palestina, per non aver ammainato le bandiere antifasciste?
Persino nella comunità ebraica si è aperta la discussione sulla identificazione tra il governo di estrema destra di Netanyahu e la giusta lotta contro ogni forma di antisemitismo.
Quel governo non ha esitato ad ospitare movimenti neofascisti e neonazisti, forse sarebbe stato opportun ,prendere le distanza, non lasciare spazio ad ambiguità, non accompagnarsi agli eredi di Saló e delle leggi razziali, “da Giorgio a Giorgia” fu uno dei primi manifesti voluti da chi ha sempre evocato Giorgio Almirante, firmatario delle leggi razziali, quale padre politico.
Dal momento che tanta parte della informazione ha dato voce a queste campagne,
alimentando bufale di ogni tipo, ora sarà il caso di dare la parola anche a chi, milioni di persone, ha sfilato per difendere la festa della liberazione da chi ha sempre cercato di cancellare la memoria e di equiparare i morti per la liberazione a chi ha scelto di restare , sino alla fine, dalla parte dei nazisti, dei torturatori, degli assassini.
Sono loro a doversi scusare, non certo l’Anpi.
