Proteste in Russia. 1300 manifestanti arrestati tra cui 18 giornalisti

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Ci sono anche 18 giornalisti fra gli oltre 1.300 manifestanti arrestati in tutta la Russia nel corso delle proteste contro la mobilitazione militare proclamata da Vladimir Putin che si sono svolte mercoledì 21 settembre 2022 in 42 città del Paese. I reporter sono stati fermati malgrado fossero riconoscibili grazie a pettorine e scritte e mostrassero la press card. La notizia è stata data dall’osservatorio indipendente Ovd – info police monitor e ripresa dalla Federazione europea dei giornalisti, secondo cui i 18 reporter fermati sono stati identificati da membri del sindacato indipendente JMWU, recentemente chiuso da una sentenza del tribunale di Mosca. Sempre secondo JMWU la maggior parte dei 18 giornalisti fermati sono donne. Alcuni di essi  sono stati rilasciati quasi subito, ad altri sono state date notifiche che li pongono a rischio di multe o anche di processi e pene detentive. Secondo Ovd, un giornalista, Denis Lipa, è stato picchiato a Mosca dalla polizia quando ha mostrato la sua tessere stampa, mentre il giornalista Artem Krieger, che stava facendo delle riprese per Sota_Vision , è stato accusato di ostruire il traffico e convocato all’ufficio di registrazione militare. Con la nuova chiamata dei riservisti, una delle minacce per chi manifesta è infatti quella di essere arruolati e spediti in Ucraina.

La Federazione europea dei giornalisti ha immediatamente chiesto di rilasciare i cittadini che manifestavano pacificamente e i giornalisti che seguivano le manifestazioni.

“Questa non è la prima volta che la polizia  tratta i giornalisti che si occupano delle proteste come manifestanti stessi”, ha affermato il segretario della JMWU Andrei Jvirblis. “A volte questo può essere spiegato dall’ignoranza degli agenti di polizia, ma questa volta il desiderio di sopprimere qualsiasi informazione sulle proteste contro la politica delle autorità è evidente.”

«Questi arresti mirati di giornalisti da parte della polizia sono una massiccia operazione di censura», denuncia Maja Sever, presidente della Efj. «Le autorità russe – incalza – stanno chiaramente facendo di tutto per nascondere l’ondata di proteste. Salutiamo il lavoro dei giornalisti russi che si stanno assumendo rischi personali per informare il pubblico sull’opposizione alla guerra in Ucraina».

Intanto ieri la rappresentante Osce per la libertà dei Media, Teresa Ribeiro, ha denunciato le continue violazioni alla libertà di stampa nel Paese. La denuncia segue a un’ulteriore stretta da parte delle autorità russe: il Roskomnadzor (Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni) il 21 settembre scorso, infatti, ha sollecitato tutti le testate a usare come fonti esclusivamente informazioni provenienti da fonti ufficiali quando scrivono di mobilitazione e chiamata alle armi. Ha anche minacciato che i media che dovessero diffondere “false informazioni” in merito saranno sottoposto a sanzioni amministrative o al blocco di internet. Ribeiro ha sottolineato come il Governo continui a tenere i propri cittadini il più possibile all’oscuro e privi di informazioni indipendenti e ha espresso grande preoccupazione per i molti operatori dell’informazione incarcerati nel Paese.


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