La scomparsa di Alessandro Cardulli

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Un enorme dolore. Se n’è andata una persona straordinaria, una di quelle che forse non avranno facili emuli tra le generazioni più giovani. E non per difetto di queste ultime, certamente incolpevoli dato il contesto umano e culturale così impoverito. Piuttosto, è il valore di Sandro a risaltare e a lasciarci improvvisamente privi di una bussola tanto autorevole e credibile. Infatti, in Cardulli si univano – in una perfetta miscela- capacità professionali nel giornalismo notevoli (da “l’Unita’”all’ultima bella esperienza online “Jobsnews”, doti indubbie di direzione sindacale (per anni vicesegretario della federazione della stampa, e poi della categoria comunicazione e spettacolo della Cgil), sensibilità e passioni politiche fortissime. È stato un intelligente e impegnato militante del partito comunista italiano, seguendone la parabola fino al Pd, che aveva lasciato con la formazione di ArticoloUno non piegandosi mai. I temi dell’informazione e l’universo del lavoro hanno segnato un impegno costante, mai banale e sempre creativo. Fino all’ultimo, ricoverato in ospedale con il male incombente, le proteste: per le violazioni della par condicio nel recente referendum o per il mancato rispetto del silenzio elettorale. Un tratto, il suo, rappresentativo del fascino di una grande storia, di cui è stato un esempio positivo: non ci si arrende, fino alla fine. La lotta è la vita, finché si può . Quanta preoccupazione nelle parole e nella voce, persino, durante le ultime telefonate: i pericoli di una destra crudele, la crisi e i problemi della sinistra. Grazie Sandro. La tua mancanza già ci pesa. Ci ricorderai sempre che significa una schiena dritta e cosa voleva intendere Antonio Gramsci parlando di “rossi ed esperti”. Un abbraccio commosso ai suoi cari.


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