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Insulti dai social a Jole Santelli. Serve una legge contro gli odiatori

 

Tanti i messaggi di cordoglio giunti alla famiglia della Presidente della regione Calabria Jole Santelli scomparsa dopo una lunga malattia. Tutto il mondo della politica ha voluto partecipare al lutto che ha colpito l’intera Regione ed in particolare la città di Cosenza dove Jole risiedeva. Ai funerali oggi nella chiesa di San Nicola anche il Presidente del Senato Elisabetta Casellati, il Primo Ministro Giuseppe Conte ed il ministro dell’Interno Lamorgese, oltre al Ministro per gli affari regionali Boccia che già ieri aveva visitato la camera ardente presso l’abitazione dei Santelli in via Piave. Ma accanto ai tanti messaggi di cordoglio sono arrivati, puntualmente, anche i commenti degli odiatori da tastiera che hanno infangato la memoria di una donna che come tante ha dovuto affrontare una terribile patologia. Jole Santelli non ha mai nascosto la sua malattia, anzi parlandone ha anche inviato messaggi per tutte le donne di non fermarsi davanti alla malattia; si è fatta curare negli ospedali pubblici della Calabria, dimostrando come nella Regione che ha un’organizzazione sanitaria pessima esistono eccellenze che se estese a tutto il territorio eviterebbero tanti viaggi della speranza. La sua parabola politica ha molti aspetti, criticabili o meno, ma nessuno può permettersi d’insultare la memoria di qualsiasi persona, come già accaduto tante volte, o indicare un fantomatico nemico contro cui indirizzare, spesso per ragioni politiche, messaggi d’odio. Le parole d’odio contro Jole Santelli o contro Ulrich, un ragazzo del Camerun la cui storia di come sia sfuggito alle torture delle carceri libiche è stata raccontata ieri dal Quotidiano del Sud e per questo nelle pagine social del giornale si è subito scatenata la mano degli odiatori, richiedono una vera regolamentazione per le pubblicazioni sulle piattaforme social. Bisognerà bloccare quelle masse d’ignoranti, e chi le istiga, che insultano, augurando stupri o morte, donne, uomini e bambini per il loro status di migranti o per il proprio orientamento sessuale. Al momento chiediamo scusa a Jole Santelli e a Ulrich.

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