Giornalismo sotto attacco in Italia

Chi vuole salvare la sanità rifletta sul tracollo climatico di questa estate

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La mia premessa è che con chi nega l’emergenza climatica non si discute più, non ci si siede a tavola, non si concedono attenuanti. Come con i fascisti.

Ma la questione è altra. Il dramma del clima impazzito non va affrontato  soltanto con interventi per la riconversione, che non si sta facendo, della produzione, dell’economia, del nostro stile di vita, nella logica di salvarci tutti insieme dal tracollo del pianeta. Va anche affrontata subito – adesso, fra un’ora – come emergenza sanitaria.

In ogni ospedale italiano, in  ogni pronto soccorso, in ogni ambulatorio sta esplodendo giorno dopo giorno la gravità degli effetti delle ondate di calore sulla salute di tutti, ma soprattutto degli anziani e dei malati cronici. Non ha alcun  rilievo la conta sicura dei morti, l’unico dato che ha senso è che rispetto a questo fine giugno, inizio luglio, la mortalità dello scorso anno era nettamente inferiore. Il ministero della salute tenta perfino di smentire i 1300 morti ufficiali in Italia per caldo resi noti dall’OMS. Una delle tante vergogne del nostro governo. Ma la questione è che le conseguenze a breve e a lungo termine di questo eccesso di calore non si potrà continuare a controllarle attraverso le strutture sanitarie, ma sarà necessario gestirle a domicilio.

Leggo che lo schieramento progressista da tempo enuncia come battaglia unitaria quella sulla sanità, e fa bene. Ma chi sta redigendo le proposte alternative all’inesistenza della destra e del loro gioco a favore dei privati e dei farmacisti, deve dedicare un ampio capitolo all’assistenza domiciliare.

Tutti, invece, parlano di aumento del numero delle RSA, le residenze sanitarie dove il caldo sta facendo danni gravissimi e dove il Covid fece ripetute stragi. Le RSA sono un pezzo della soluzione in un paese che è il secondo al mondo per longevità, ma una longevità non in salute.

Alessandro Riccardi, presidente di Simeu, la Società scientifica dei medici di emergenza e urgenza, non ha dubbi: «È oramai certo che succedendosi così frequentemente ci espongano a maggiori rischi per la salute di anziani e pazienti fragili, che hanno sopportato solo pochi giorni fa un altro stress termico che finisce per aggravare le patologie croniche di cui già soffrono. Ormai tutti gli studi lo documentano: le ondate di calore, soprattutto quando sono consecutive e prolungate nel tempo, fanno aumentare la mortalità e le complicanze per chi già ha una patologia. Anche perché il grande caldo rende difficile la gestione dei farmaci. I betabloccanti contro la pressione alta, ad esempio, riducono la sensazione di calore, esponendoci così a pericoli maggiori e alla disidratazione». Nelle strutture non ce la fanno. I soldi del PNRR sono stati spesi male perché l’Italia è prigioniera del paradigma buona sanità è uguale a più posti in ospedale. Siamo un paese dove conta solo il numero dei letti e non la qualità delle cure. E soprattutto siamo un paese dove non si è ancora capita l’importanza degli interventi a domicilio.

Vorrei spiegare a chi propone riforme che la prima riforma in sanità è l’assistenza domiciliare. Gli anziani che riescono a vivere a casa loro, assistiti e curati in modo adeguato, vivono più a lungo, vivono sereni, e i familiari respirano. Ma chi di noi non  preferirebbe  vivere l’ultimo pezzo della vita fra le sue pareti, i suoi oggetti, le sue luci, i suoi ricordi? La chiave per salvare la sanità è questa. Non serve moltiplicare i posti letto: serve portare la cura dentro le case. L’idea è incoraggiare le Rsa e le case di riposo a diventare anche presìdi di assistenza domiciliare, aprendosi al territorio invece di limitarsi ad accogliere tra quattro mura. Chi già dispone di personale, competenze e organizzazione può estendere la propria attività fin dentro le abitazioni degli anziani, portando l’assistenza dove le persone desiderano restare. Ma serve più personale qualificato, più apparecchiature e presidi sanitari, più collaborazione fra strutture diverse. Tutti obiettivi possibili anche perchè molto facilitati dalla tecnologia. Il cuore della riforma è proprio l’assistenza domiciliare diretta: le case di riposo potranno assistere gli anziani non solo all’interno delle strutture, ma anche a casa loro, e si introducono cohousing, condomini solidali, alloggi assistiti e la figura della “badante di condominio” . È la direzione giusta: permettere agli anziani di restare nella propria vita e ricevere lì l’assistenza che meritano.

Questa estate che fa rimpiangere la prima “ondata africana” del 2003 vede smontato anche il tormentone che il condizionatore fa male. Sia chiaro: al peggioramento del problema climatico collettivo il condizionatore come oggetto fa male. Ma all’essere umano singolo no. Il primario del famoso istituto cardiologico Monzino, Montorsi, spiega chiaramente che bisognerebbe assistere gli anziani donandogli un condizionatore e insegnandogli a utilizzarlo al meglio. Una presa di posizione che ha fatto scalpore, ma condivisa dai medici, consapevoli che in un ambiente climatizzato in modo giusto i malati e gli anziani sopravvivono bene, se assistiti e aiutati per l’assunzione di liquidi, se seguiti nell’uso degli integratori e dei farmaci. Il più polemico è un professore ben noto dai tempi del Covid, Matteo Bassetti, direttore al San Martino di Genova. Ce l’ha con il ministero ma anche con le abitudini della popolazione italiana. Andare in spiaggia sette ore al giorno a 80 anni, portare bambini di due anni sotto il sole, andare in bicicletta sul Pordoi a 35 gradi. Chi finisce in ospedale spesso non ha seguito i consigli dei medici. Mi sarei aspettato dal Ministero della Salute una battaglia su temi concreti: l’acqua a prezzo politico, campagne per far capire agli italiani che devono cambiare stile di vita quando fa così caldo. Non mi sarei aspettato una chiusura verso l’OMS.

Un suggerimento a Shlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e spero presto tanti altri è di farsi un giro in pronto soccorso poi in una RSA, poi in una casa della salute, se la trovano (ma in Toscana e in  Emilia ne trovano tante e efficienti) e poi farsi accompagnare dal personale di assistenza a casa di qualche anziano preso in carico dall’assistenza domiciliare della ASL. Sarà un  tour molto utile per avvicinare la politica alla realtà della società di oggi.


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