Giornalismo sotto attacco in Italia

10 luglio 1976. A cinquant’anni dal disastro di Seveso

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10 luglio 1976, un sabato di 50 anni fa. Sono esattamente le 12,37. Una nube preme forte verso l’alto, accompagnata da un sibilo violento che rompe quel silenzio d’estate. Proviene dalla Icmesa, una fabbrica chimica posta tra la ferrovia del Gottardo e la superstrada Milano-Meda, non lontana da Seveso. E’ di proprietà della Givaudan che a sua volta dipende dalla Hoffmann La Roche. Un fischio acuto, assordante, giunge dal reparto B. La reazione esotermica spinge la temperatura tra i 350 e i 500 gradi e disintegra la valvola di sicurezza del reattore. Gli operai addetti alla manutenzione degli impianti fuggono soffocati dal fumo acre. A quel punto, una nuvola enorme incombe sopra Seveso e una leggera brezza la trascina in tutto il Nord Italia. Tutti quella mattina la possono osservare ma pochi, pochissimi sanno cosa contiene.

I giorni del silenzio e quelli della consapevolezza.

Una settimana dopo raggiungo l’Icmesa. 18 anni, il mio primo contratto giornalistico di sostituzione. Gli abitanti parlano della morte di animali; due ragazzine, le sorelle Senno, vengono ritratte con il volto deturpato dalla diossina. Parte la mia inchiesta il cui contenuto è condensato nel libro “La fabbrica dei profumi”. Almeno ufficialmente alla Icmesa si produce il triclorofenolo, un composto chimico che serve per i settori  cosmetici e disinfettanti ospedalieri. Nel reparto B si rompe la valvola di sicurezza e la temperatura sale tra i 350 e i 500 gradi. Ed è in quel momento che il triclorofenolo si trasforma. Quel giorno si forma la diossina: la Tcdd.  Fin da subito sospetto la realizzazione di un prodotto che non può finire nel mercato ufficiale. Infatti l’idea si materializza con le parole di Jorg Sambeth, direttore tecnico della Givaudan di Ginevra: “L’ Icmesa veniva chiamata Dreck Fabriek, Fabbrica sporca. Il reattore per il triclorofenolo era sprovvisto di un meccanismo di sicurezza che non facesse salire la temperatura oltre i 170°. L’esplosione del reattore è avvenuta sabato, quando la fabbrica era ufficialmente chiusa, la produzione di una variante del triclorofenolo, che serve per l’Agent Orange, un erbicida vietato perché usato per bombardamenti bellici, richiede una temperatura superiore a 170°”. Dunque, secondo Sambeth, nella Dreck fabrik, durante i fine settimana, ci potrebbe essere stata, di nascosto da tutti, una produzione di materiale illegale, ma richiesta da più parti, per armi chimiche. Questa è la verità che ancor oggi viene nascosta.


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