Armi di distrazione di massa

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Sono a Trieste ad occuparmi di codice e rientri dalle vacanze (il pendolarismo turistico dal Friuli verso la Croazia è storicamente intensissimo) ma anche di migranti e rotta balcanica, quest’anno più trafficata che nel recente passato (ma si è ben lontani dai livelli di guardia del 2015 e 2016). Mentre in un efficientissimo drive-in assisto alle operazioni di test dei turisti di rientro dal “focolaio” Croazia e i dati confermano che tutti i nuovi contagi sono proprio legati alle vacanze non ai migranti (presi e rinchiusi in ex-caserme fatiscenti dove è impossibile separare infetti da sani), ricevo una telefonata: un sindaco è partito per Roma con cinque migranti a bordo, vuole scaricarli a palazzo Chigi perchè non sa dove sistemarli.
Sulle prime fatico a credere alla cosa, fosse solo per tutti i potenziali profili penali (i cinque si sono dichiarati minorenni) ed erariali (il veicolo è del comune) della mossa ma anche per lo scoraggiante livello politico di un gesto senza precedenti.
Il sindaco amministra Gonars, un comune che da qualche mese è nell’occhio del ciclone perchè i lavori sulla vicina autostrada favoriscono i “passeur” che scaricano migranti, di notte al volo, dove le recinzioni mancano e loro si danno alla fuga nelle campagne; un tempo i migranti arrivavano a piedi attraverso il Carso, oggi invece – con i controlli rafforzati – devono servirsi di trafficanti per arrivare in pieno territorio italiano.
La sera prima il sindaco, Ivan Diego Boemo (centro-destra, vicino a Forza Italia), aveva organizzato una ronda definita “monitoraggio del territorio” chiamando a raccolta i suoi concittadini su Facebook. Un’iniziativa non di successo visto che i cinque ragazzi bengalesi riescono comunque ad arrivare a Gonars prima di essere bloccati dalla PolStrada. Di fronte all’assenza di strutture di accoglienza, tutte strapiene, il sindaco decide di portarli a Roma. Sulla mia auto, lui ha mezz’ora di vantaggio, alla fine riuscirò ad incontrarlo solo a Sasso Marconi, sud di Bologna, quando decide di tornare indietro perchè il Ministero degli Interni ha trovato per i cinque accoglienza in Emilia.
Mi trovo di fronte un sindaco dai modi cortesi, lontano dal frasario anti-migranti di certo salvinismo, che mi parla di gesto estremo, di esasperazione ma che riduce la cosa ad una “gita” con i ragazzi. La gravità del suo gesto gli sembra sfuggire. Purtroppo sfugge anche all’informazione (locale, visto che la notizia si affaccia solo timidamente sul “nazionale” con l’eccezione del Tg3) che il giorno dopo se ne occupa: il sindaco è al centro della narrazionee viene trattato con toni giustificatori, i ragazzi – presi e portati verso Roma come le vacche degli allevatori che protestavano contro le quote latte – nelle cronache non esistono nemmeno, così come nessun dubbio viene sollevato sulla titolarità giuridica della cosa (perchè l’interlocutore è Roma e non la Regione?) nè sul perchè l’accoglienza in Friuli sia al collasso (colpa anche del recente smantellamento dei piccoli centri e case a favore di “concentramenti” in grosse strutture).
Ora il problema non è quale testata o quale collega, il problema è una riflessione profonda nel mondo dell’informazione. Se in Italia ci sono giornali che rispondono scientemente ad un militante copione anti-migranti, ho paura che molti di noi abbiano rinunciato a porsi domande, interrogativi, dubbi quando accadono fatti del genere pressati da un presunto sentimento popolare che poi viene quasi sempre manifestato attraverso social sulla cui manipolazione è sempre più legittimo porsi dei quesiti.
Spostiamoci dal Friuli Venezia Giulia, guardiamo a quanto sta accadendo in Sardegna – passata da Covid Free ad epicentro delle nuove ondate – fatti che mi sembrano poco e mal rappresentati sull’informazione tutta: al Billionaire di Porto Rotondo sono sbarcati migranti? Nelle discoteche delle località più esclusive dell’isola sono stati gli untori clandestini ad avviare quella scia di contagio che è arrivata sin dentro la Roma bene?
Eppure i migranti che arrivano in Sardegna vengono sottoposti a test e poi isolati, è l’assenza di precauzioni, di controlli e il forte afflusso di turisti “da fuori” ad alimentare il contagio ma sembra non conti nella macchina della propaganda che da troppo tempo ammorba l’aria e soffoca il dibattito.
Questa volta però è ancora più grave perchè non compromette solo i valori fondanti di una società democratica occidentale ma mette a rischio la salute pubblica. Il Covid è una cosa seria e puntare il dito verso il falso untore non è solo squallido è anche pericoloso perchè depotenzia i modelli di prevenzione e le buone pratiche che invece le autorità pubbliche faticano a promuovere. Dire di stare alla larga dai migranti mentre si demonizzano le mascherine è grave e di questi comportamenti irresponsabili rischiamo di farne tutti le spese di qui a qualche settimana.