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La solidarietà della FNSI a Paolo Berizzi: no ai “bavagli” della libertà di pensiero

 

La solidarietà della FNSI a Paolo Berizzi. Importante è mantenere alta la vigilanza e non cedere a qualunque forma di estremismo sia di natura politica che ideologico, responsabile di instillare un sentimento di odio verso ogni forma di civiltà rappresentativa della democrazia. Ogni azione lesiva rivolta a chiunque la pensi diversamente è un atto da condannare senza nessuna attenuante, ancor più se innescata da chi ha un ruolo primario nell’informazione. Non è ammissibile pubblicare un’immagine dove sullo sfondo compaia la scritta “Brigate rosse” collocando al centro il giornalista Paolo Berizzi imbavagliato. Chi ha scelto di farlo si è assume una responsabilità che dovrà essere giudicata nelle sedi più opportune. Il Secolo d’Italia firmato da Francesco Storace dove il rispetto della legittima altrui opinione viene scartata a priori, assumendo il ruolo di “giudice” che emette una sentenza. Andrebbe ricordato all’autore di tale provocazione (se tale la possiamo chiamare così) rievoca uno dei più tragici eventi della storia d’Italia: l’assassinio di Aldo Moro, commesso nel 1978, ed ogni forma di paragone ferisce non solo la “vittima” mediatica prescelta, ma anche chi ha sofferto per la perdita di un familiare. È aberrante credere come non non si capisca il portato di tale scelta e di diffonderla mediaticamente.Un bavaglio sulla bocca significa far tacere la voce, il pensiero, il diritto di informare e di svolgere il proprio lavoro senza per questo incorrere il pericolo dover essere minacciato. Il bavaglio ad ogni libera coscienza al fine di soffocarla è una lesione ad un diritto sancito dalla Costituzione. La Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti da sempre è impegnata contro ogni tentativo di fermare i giornalisti mediante le “querele bavaglio”, minaccia pericolosa per la democrazia e la libertà di stampa, oltre a quella di pensiero nel rispetto della legge e dell’opinione pubblica che ha diritto di essere informata.

Emerge in questa vicenda una violenza morale senza paragoni e un tentativo di delegittimare chi ogni giorno denuncia episodi di razzismo, antisemitismo, xenofobia, un male endemico sempre più diffuso tra gli italiani. Una nazione segnata da un dilagare di sentimenti d’odio è una nazione destinata a implodere su se stessa. Rigurgiti virulenti di atti come sono i pestaggi, gli insulti, la diffamazione e l’istigazione a commetterli, compresa l’intimidazione anche a mezzo stampa, riportano indietro l’Italia ad un periodo che la nostra Storia ricorda tra i più nefasti e dolorosi. Scagliarsi in questo modo verso chi li segnala (e fa solo il suo dovere di cronista) ottiene l’effetto boomerang e le “pietre” lanciate, siano parole o altro, non possono fare altro che ricadere su chi ha scelto di farlo. Con tutti gli strumenti giuridici previsti. Fermiamo in tempo questa deriva. La Federazione nazionale della stampa esprime al collega Berizzi la sua totale solidarietà e vicinanza, scegliendo di stare dalla parte di chi non delegittima le idee altrui ma le difende se espresse nel solco di una convivenza civile.

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