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Turchia, condannati e scarcerati Nazli Ilicak e Ahmet Altan. Tornano liberi dopo 3 anni di carcere duro

 

Il sollievo per la scarcerazione di Nazli Ilicak e Ahmet Altan, dopo tre anni di carcere duro, è l’unica nota positiva dell’ennesima giornata nera per la libertà di stampa in Turchia.

La 13° Corte di Istanbul ha condannato a 8 anni e mezzo entrambi i giornalisti per appoggio al terrorismo senza uno straccio di prova. Assolto Mehmet Altan, fratello di Ahmet.

I veterani del giornalismo turco sono tornati liberi in attesa dell’Appello dopo che la Corte Costituzionale aveva annullato la sentenza di ergastolo aggravato, che aveva portato all’isolamento per entrambi, un’ora di aria al giorno, restrizioni più severe per le chiamare e le visite dei familiari.

La condanna era stata emessa dal Tribunale penale di Istanbul al termine del processo che li vedeva accusati di aver tentato di “rovesciare l’ordine costituzionale attraverso l’uso della forza e della violenza”. Imputazioni contestate anche ad altri tre imputati, il giornalista Şükrü Tuğrul Özşemgül, Fevzi Yazıcı, esperto designer, e Yakup Şimşek, art director, tutti collaboratori del quotidiano Zaman.
Tutti loro nessun’altra ‘colpa’ avevano se non quella di aver fatto il proprio mestiere.
Ahmet e Mehmet Altan erano stati entrambi arrestati il 10 settembre 2016, mentre la Ilicak e gli altri tre erano finiti in carcere nella prima retata del regime subito dopo lo sventato golpe.
Quella di ier iè dunque l’ennesima sentenza vessatoria per uno dei tanti procedimenti giudiziari contro i giornalisti accusati di essere collegati al tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016.
Come gli Altan e la Ilicak altri colleghi rischiano di essere condannati senza colpe.
Utilizzando le parole di Ahmet Altan, scrittore di fama internazionale, ci troviamo a cospetto di “un misero surrogato di atto d`accusa, privo non solo di intelligenza ma anche di rispetto per la legge e troppo debole per sostenere il peso immenso della condanna di ergastolo richiesta dal pubblico ministero”.
Imputazioni talmente paradossali che non meriterebbero neanche una difesa seria.
Giornalisti e intellettuali turchi sono accusati di aver inviato “messaggi subliminali” nei giorni precedenti al golpe per favorirne la riuscita.
Questa sentenza è solo l’ennesima conferma che lo stato di diritto in Turchia è morto.

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