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Insulti ai giornalisti durante la manifestazione della Lega a Napoli. E Salvini non risponde alle domande scomode

 
Qualche mese fa, da queste pagine, ipotizzai il reato di “Apologia di camorra”, quando con una diretta su Facebook, Matteo Salvini, allora Ministro dell’Interno, aveva dichiarato di “stare lavorando anche a una revisione dei criteri per le scorte che impegnano ogni giorno in Italia più di duemila donne e uomini delle forze dell’ordine”, inviando un inquietante “bacione” al giornalista sotto scorta, Roberto Saviano. Ed ecco che l’ex vicepremier da’ un altro spettacolo di capobranco, durante la presentazione del nuovo commissario regionale della Lega campana al cinema Metropolitan di Napoli: un incontro che si è svolto in un clima da osteria, tra interruzioni ed insulti contro i cronisti, mentre il capo della Lega rideva e si compiaceva ad ogni fischio, pur se dietro al paravento formale di tre parole : “Rispetto per i giornalisti”. A porre le sue domande scomode, c’era anche Conchita Sannino, l’inviata di Repubblica, che è stata continuamente interrotta da cori da stadio, o da buu o da espressioni tipo “Eccola qua, una Gad Lerner femmina”. La collega ha tenacemente fronteggiato il ‘popolo’ rumoroso di Salvini in diretta, anche voltandosi verso la platea e scandendo loro: “Oggi fate la claque, ma sappiate che la libera stampa serve anche a voi”, e non ha mancato di evidenziare  l’accaduto in suo articolo.  “Il Capitano offre comizio più show più conferenza stampa , tutto insieme tutto nella stessa sala – scrive Sannino – e se le domande sono urticanti, parte del pubblico lancia buu, epiteti, insulti ai giornalisti che osano chiedere del leghista indagato ad  Avellino perché vicino al boss di camorra o della vergogna del mancato voto alla commissione Segre”. Aggiunge la Sannino per Articolo 21: “Una soglia in piú è stata superata. È la conferenza con gli ultras, che  si godono lo spettacolo, motivano il leader, attaccano i cronisti percepiti come avversari”.
«In una democrazia e in un Paese civile –affermano la Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania – ci vuole rispetto delle parti e dei ruoli. I giornalisti sono invitati alle conferenze stampa non per reggere i microfoni al politico di turno, ma per fare domande alle quali, però, puntualmente l’ex ministro non risponde. Del resto, da chi chiede pieni poteri non ci si può aspettare un atteggiamento diverso». Insomma se esiste e per fortuna  in Italia il reato di “Apologia di fascismo”,  il leader del Carroccio ha inventato e continua a portare avanti  “L’apologia del bavaglio”. Quella che autorizza tutti ad insultare un giornalista, semmai a strattonarlo, picchiarlo. Una patente di impunità! Mentre Barack Obama, in un memorabile discorso durante una visita del Ghana nel 2009, affermava che  “una stampa indipendente. Un settore privato vivace. Una società civile. Queste sono le cose che danno vita alla democrazia”, in Italia si fa a gara a trasformare i giornalisti in bersagli mobili. E tutti, ma proprio tutti siamo coinvolti. Perché un giorno i cittadini potrebbero rimanere da soli, “quando non c’era rimasto nessuno a protestare»

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