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Documenti processuali ai giornalisti, gli avvocati attaccano la Procura di Milano

 

Al Tribunale di Milano, alcuni avvocati hanno inscenato una manifestazione di protesta, accusando la Procura di aver consentito ai giornalisti di visionare documenti che non erano stati messi ancora a loro disposizione, con ciò contribuendo ad un’informazione deformata e sostanzialmente di parte. Non è la prima volta che succede. L’Unione delle Camere penali anche recentemente ha mostrato e analizzato quanto spesso la parità di condizione, posta alla base della riforma del processo penale di una ventina di anni fa, venga violata.
Tutto è avvenuto allorché, alla conferenza stampa con cui la Procura di Milano ha annunciato la chiusura delle indagini sull’incidente ferroviario avvenuto a Pioltello che, il 25 gennaio 2018, provocò la morte di tre persone e il ferimento di altre 86. Alcuni legali (che non avevano partecipato al processo) hanno protestato: “Il processo mediatico è già fatto” hanno detto, poiché era stato consegnato ai cronisti un video preparato appositamente dagli investigatori e destinato alla stampa. L’episodio fa seguito alla decisione, ufficialmente annunciata il 3 ottobre dal Procuratore Francesco Greco, che d’ora in avanti ai giornalisti sarebbero stati distribuiti (dietro pagamento di una marca da bollo) carte degli atti giudiziari “di rilievo pubblico”, tali però da non danneggiare il segreto istruttorio. Nei giorni precedenti c’era già stata una consegna di documenti riguardanti la decisione con cui il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro agli indagati di materiali nell’indagine ‘Moscopoli’. Gli avvocati Giovanni Briola, Matteo Picotti e Tiziana Bellani hanno spiegato che in tal modo si consegnavano alla stampa documenti che i legali della difesa avrebbero potuto ricevere e visionare solo più tardi. Pertanto i cronisti avrebbero potuto dare notizia solo della posizione e dell’opinione dell’accusa. Si tratta di una “ottica colpevolista” sostengono i legali, che va contro le indicazioni date dalla Corte europea sui diritti dell’uomo. Il resoconto dei giornalisti, nato in tal modo mancherebbe della posizione dei difensori e sarebbe decisamente di parte. Il Procuratore Greco ha annunciato di voler avviare una discussione con gli avvocati per un’analisi “cui dovrebbe prendere parte – ha detto – anche l’Ordine dei giornalisti”. All’interno della Camera penale si fa notare anche che la distribuzione dei materiali, cioè degli atti di un’inchiesta giudiziaria, potrebbe essere effettuata non dalla Procura ma da un soggetto terzo, esterno rispetto al confronto fra le parti processuali.

(dal sito professionereporter.eu)

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