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La libertà di stampa è nel mirino, ma rimane un pilastro della nostra democrazia

 

La libertà di stampa è nel mirino, ma rimane un pilastro della nostra democrazia. Va difesa ogni giorno facendo ciascuno il proprio dovere, informando i cittadini, illuminando le periferie del malaffare, rilanciando le domande scomode. Come quelle che Valerio Lo Muzio e Giorgio Mottola hanno rivolto al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, provocandone la reazione scomposta e inaccettabile. Tocca ai giornalisti e a tutti coloro che hanno a cuore l’articolo 21 e i valori fondamentali della Costituzione tenere alta la guardia e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui rischi che corre la democrazia. Le libertà e i diritti si difendono esercitandoli con rigore, non certo facendo suonare le campane a morto.
La Federazione nazionale della Stampa italiana riprenderà la propria attività proprio dai temi delle libertà, del lavoro e dei diritti.
Un’iniziativa sulla direttiva europea sul copyright servirà a richiamare l’attenzione del parlamento sulla necessità di recepire in fretta le approvate dal Parlamento di Strasburgo. Una battaglia che, esattamente come quando la direttiva era in discussione, porteremo avanti insieme con le associazioni di registi, musicisti, attori, editori: in gioco è la difesa del lavoro intellettuale dall’assalto delle piattaforme digitali.

Fondamentale sarà anche portare avanti il confronto con il governo sugli unici due tavoli in cui non sono state poste pregiudiziali ideologiche: quello sul lavoro e previdenza, voluto dal sottosegretario Claudio Durigon, e quello per la definizione dei criteri per la liquidazione giudiziaria dei compensi dei lavoratori autonomi, avviato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Non lo stesso si può dire per i cosiddetti Stati generali del sottosegretario all’editoria Vito Crimi, un chiaro tentativo di regolamento di conti con la categoria, perché l’obiettivo è colpire il pluralismo, il lavoro e l’istituto di previdenza dei giornalisti. Senza una marcia indietro sui tagli già effettuati e i bavagli che condizionano il lavoro dei cronisti, la FNSI non parteciperà alla fase finale dei cosiddetti Stati generali. Su libertà, diritti e lavoro non possono esserci compromessi: sarebbe l’inizio della fine. Il sindacato dei giornalisti lo ribadirà nell’iniziativa nazionale su lavoro e previdenza del prossimo 12 settembre, alla presenza del sottosegretario Claudio Durigon.

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