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L’Europa chiede giustizia per Daphne

 
L’Europa chiede giustizia per Daphne Caruana Galizia,  la giornalista maltese uccisa da un’autobomba il 16 ottobre 2017. A quasi due anni dalla morte di Daphne, l’inchiesta giudiziaria è arenata, ferma all’arresto di tre uomini accusati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio ma per i quali il 4 agosto,  se la pubblica accusa non avrà chiesto il giudizio, scadranno i termini di custodia cautelare col risultato che potranno tornare in libertà su cauzione. Ma soprattutto, nessun passo avanti sui mandanti, nessuna intenzione da parte del Governo maltese di istituire una commissione indipendente che faccia luce sull’assassinio di Daphne, malgrado le richieste della famiglia e della comunità giornalistica internazionale, nonché di molte Ong.  Pochi giorni fa, dunque, è stato il Consiglio d’Europa a tornare sulla vicenda e con una maggioranza schiacciante – 72 favorevoli,  18 contrari e 3 astenuti – ha denunciato le falle mostrate dal sistema giudiziario maltese e chiesto con forza, ancora una volta,  l’istituzione di una commissione di inchiesta indipendente.
Anche la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) il cui Congresso si era  riunito a Tunisi un paio di settimane fa, aveva chiesto la stessa cosa con una mozione proposta dalla Federazione nazionale della Stampa italiana e approvata all’unanimità.
Cosa farà ora il governo maltese del premier Joseph Muscat? Probabilmente , continuerà come ha fatto finora a dire che non è contrario in linea di principio a un’inchiesta indipendente ma che questa potrebbe interferire al momento con l’inchiesta penale in corso. E rinvierà ogni decisione sperando che l’interesse internazionale , ora rinfocolato dalla risoluzione di Strasburgo, si affievolisca. Ed è proprio quello che non deve succedere: l’impegno di tutti a chiedere verità e giustizia per Daphne non deve mai venire meno. La giornalista è morta perché faceva il suo lavoro e cercava di far luce in un mondo di finanza nera,  clientele politiche e rapporti con la criminalità organizzata che costituiscono ancora oggi uno dei maggiori problemi dell’isola.
Non dimenticheremo mai Daphne.

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