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Quelle donne “odiate” nel caso Sea Watch

 
Ogni volta che al concerto di Fiorella Mannoia parte “Clandestino” capisci che la sensibilità non passa. E più canti il ritornello a squarciagola e meno ti passa e appare più ridicola la battuta in voga sui social tra i sovranisti incalliti che insistono sul “canta che ti passa”. Mai citazione fu più sbagliata. A lei e alle altre cantanti come Paola Turci ed Emma Marrone non si perdona quell’abitudine a dire ciò che pensano. Un “vizio” non consentito a tante donne in queste ore buie che seguono lo sbarco dei naufraghi soccorsi da Carola Rackete, bersaglio anche lei di insulti sessisti, violentissimi,carichi di un odio che colpisce le donne come se secoli di progresso culturale non fossero mai passati. La più odiata e colpita dall’esercito dei salviniani, fedelissimi delle ultime politiche migratorie, è lei, Fiorella Mannoia, poiché ha il difetto di dire la sua chiaramente, di schierarsi dalla parte dei deboli, dei profughi, di chi li aiuta a non affogare, dei “clandestini”, come si usa chiamare decine di migliaia di persone che scappano da guerra, fame, violenza. Questo, soprattutto a una donna, non è consentito e allora giù insulti e forme di diminutio contro chi, in fondo, “fa solo canzonette”. Diciamo che negli ultimi cinque giorni si è potuto leggere ed ascoltare (sì, anche ascoltare) il peggior repertorio contro le donne in quanto tali. Auguri: “Speriamo che ti stuprano” (con il verbo sbagliato, ma fa nulla). Razzismo puro: “Sei una zingara”. Vecchi cliché: “La signorina Carola…”. Veleno puro: “Cosa ha fatto al volto?”. Giudizi miserrimi: “Guarda come si veste quella…”. Un po’ di colore politico: “E’ proprio una zecca”. Come rispondono queste donne sotto attacco? A modo loro: con classe, ironia sottile e sfoggiando cultura. E mettendo tanta solidarietà sul piatto della bilancia. Fiorella Mannoia, per esempio, per prima cosa si schiera con le sue colleghe e poi dice agli odiatori seriali: “Scatenatevi pure”. Carola, la signorina-capitana-sbruffoncella-ricca-delinquente dai domiciliari manda un messaggio agli altri, a chi ancora lotta per la sopravvivenza nel Mediterraneo. Forza ragazze, le canzoni contano, le parole viaggiano, i valori pesano, il resto passa.

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