Giornalismo sotto attacco in Italia

Flash mob di giornalisti e operatori media davanti a Montecitorio

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“Stop alla strage di reporter”, questo lo slogan del flash mob in piazza Montecitorio promosso da Articolo 21, Rete No Bavaglio e altre organizzazioni. Alla manifestazione hanno aderito l’Ordine dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa, l’Usigrai e Stampa Romana. La protesta degli operatori dell’informazione si è svolta davanti alla Camera dei deputati. “Senza testimoni non c’è verità. E senza verità non c’è giustizia”. Con queste parole, giornaliste e giornalisti si sono dati  appuntamento per un presidio–con cui hanno denunciato l’uccisione deliberata di operatori dell’informazione nei conflitti in Medio Oriente e chiedere la fine dell’impunità. Un appello che richiama la funzione fondamentale del giornalismo come presidio di democrazia e come strumento indispensabile per l’accertamento della verità. Perché “senza chi racconta, le guerre diventano invisibili”.

La mobilitazione, promossa dagli Operatori dell’informazione per Gaza, dalla Rete #NoBavaglio insieme ad Articolo 21, Giulia Giornaliste Lazio, Controcorrente Lazio, Movimento Pace e Giustizia in Medio Oriente e sostenuta da FNSI, Ordine dei Giornalisti, Odg Lazio, Stampa Romana e GVPRESS, prende le mosse dall’ultimo episodio avvenuto il 22 aprile nel sud del Libano. In quell’attacco dell’esercito israeliano è stata uccisa Amal Khalil, 43 anni, reporter del quotidiano Al‑Akhbar.

Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, non si sarebbe trattato di un errore o di un danno collaterale. L’attacco – condotto con la tecnica del “doppio colpo” e accompagnato dall’ostruzione dei soccorsi – viene indicato come deliberato. Il Committee to Protect Journalists (CPJ) ha chiesto l’apertura di un’inchiesta per possibile crimine di guerra.

Il caso di Amal Khalil si inserisce in un quadro drammatico più ampio. “Dal 7 ottobre 2023 a oggi, sono oltre trecento le operatrici e gli operatori dell’informazione uccisi in Palestina e nei territori coinvolti nel conflitto. Un numero senza precedenti, che – denunciano i promotori del presidio – configura una vera e propria strage di giornalisti. In Libano come a Gaza, i reporter sono diventati bersagli”.

“Colpire l’informazione significa oscurare la verità, cancellare le prove dei crimini di guerra, rendere invisibili le vittime civili innocenti”, recita l’appello diffuso alla vigilia della manifestazione. Da qui le richieste, definite “chiare e inderogabili”, avanzate da Reporters Sans Frontières (RSF) e dal CPJ: inchieste internazionali realmente indipendenti sugli omicidi di giornalisti e la fine dell’impunità.

In piazza, le giornaliste e i giornalisti hanno rilanciato queste istanze chiedendo un’assunzione di responsabilità anche a livello politico. In particolare, l’appello è rivolto all’Unione Europea e al governo italiano, accusati di silenzio e inerzia. Tra le richieste concrete, la sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele, tema all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione previsto per l’11 maggio.

Antonella Napoli, membro dell’ufficio di  presidenza di Articolo 31 ha ricordato anche i tanti giornalisti uccisi in Sudan e in altri conflitti dimenticati chiedendo che venga fermata la “mattanza” dei giornalisti, che sia garantita la protezione degli operatori dell’informazione nei teatri di guerra con l’istituzione della figura dell’Alto rappresentante per la stampa, come chiesto bel 2015 da Reporter senza frontiere all’assemblea delle Nazioni Unite. Una richiesta rimasta lettera morta.


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