A venticinque anni dal G8 di Genova, su iniziativa di Amnesty International e del suo portavoce in Italia Riccardo Noury, in collaborazione con il quotidiano Domani, Francesca Zanni, che nel luglio del 2001 era un adolescente, ha realizzato un podcast, intitolato “La sospensione. Bolzaneto e il G8 25 anni dopo” (disponibile su tutte le piattaforme a partire da lunedì 11 maggio), nel quale ripercorre le tragiche vicende di quei giorni. Appunta l’attenzione, soprattutto sulle torture verificatesi nella caserma di Bolzaneto: la zona franca senza Stato né legge dopo la quale nulla è stato più come prima. Basti pensare a ciò che accadde nell’infermeria, alle violenze inflitte in particolare alle donne, ai traumi fisici e a quelli psicologici che hanno segnato un’intera generazione, alla sofferenza, al dolore, alla paura di non essere capiti e al tormento per ciò che sarebbe potuto essere e invece non è stato.
Francesca Zanni ci restituisce, insomma, atmosfere, emozioni, sogni e speranze di allora attraverso un viaggio nell’abisso in cui chiama a raccolta alcune delle protagoniste e dei protagonisti: i magistrati Zucca, Settembre, Petruzziello e Ranieri Miniati, gli avvocati Bigliazzi, Tartarini e Tambuscio, Lorenzo Guadagnucci, collega del Carlino, vittima di un pestaggio alla Diaz, Nello Trocchia del Domani, che all’epoca partecipò come semplice manifestante, e Marco Preve, collega di Repubblica, che era sotto la Diaz nella notte della mattanza ed ebbe modo di parlare con alcuni dei ragazzi feriti, tra cui il violoncellista tedesco Daniel Thomas Albrecht, che si salvò solo perché venne prontamente operato dai medici dell’ospedale San Martino; infine, ed è anche il punto di partenza del podcast di Zanni, Anna Julia Kutschkau, Valeria Bruschi e Daniel McQuillan, tre persone che hanno conosciuto gli orrori della Diaz e della caserma di Bolzaneto, che sono rimaste in silenzio per parecchio tempo e che oggi hanno deciso di uscire da quel silenzio e restituirci la loro testimonianza, resa possibile anche dalla collaborazione di Carlo Augusto Bachschmidt, indispensabile durante i processi e autore del documentario “Black bloc” per Fandango.
Genova, come vedete, ci parla ancora, più che mai adesso che una nuova generazione idealista ha deciso di raccogliere il testimone di quelle lotte.
