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Il racconto impervio del calcio a Roma e le minacce a Carlo Bonini. “Anche noi giornalisti chiamati a riflettere”

 
Scrivere un articolo sulla Roma, sullo spogliatoio, un pezzo diverso dalle celebrazioni che costellano la narrazione del più seguito sport nazionale e ritrovarsi vittima di minacce. E’ già successo. Succederà ancora. L’ultimo “bersaglio” è Carlo Bonini,  per un pezzo, pubblicato da Repubblica quasi una settimana fa, uno scoop e nemmeno il più importante tra i molti collezionati in cronaca; eppure questo è diverso e da giorni è praticamente l’unico argomento che tiene in piedi le discussioni sull’etere nelle radio che si dedicano esclusivamente al calcio, le quali  nella capitale sono “leggenda”.

C’è qualcosa di patologico e quasi inafferrabile in questa storia oppure le tifoserie sono un mondo a parte e possono permettersi qualunque nefandezza? Molte tifoserie italiane danno addosso in modo pesante ad alcuni giornalisti. Deve essere archiviato come folclore oppure no?
“Sulle tifoserie sappiamo quasi tutto, è notorio che sono infiltrate dall’estrema destra ed è una constatazione che ha almeno 15 anni. Con rare eccezioni l’ultradestra contamina, domina, le curve da nord a sud e le ha rese assai simili tra loro. – dice Carlo Bonini – Ma lasciami aggiungere che a Roma c’è una specificità. Nella capitale, sia per la Roma che per la Lazio, il ‘peso’ della piazza sulle scelte dei club è più forte. E’ qui la vera differenza con quanto si sa esistere nelle altre realtà del calcio e nelle tifoserie. E’ da più di un decennio che è così. E in tale contesto hanno un ruolo importantissimo le radio di Roma che si occupano delle due squadre 24 ore su 24. Roma è ammalata di una peste che si chiama radio, le radio locali che seguono ogni minuto le due squadre, il che da una parte è di certo sintomo di grande passione. Però, se si ha la pazienza di ascoltare ciò che passano, si capisce molto altro”

Ossia?
“Il calcio è, diciamo così, il sottofondo, con escursioni frequenti su altri argomenti che col calcio non hanno niente a che vedere. E spesso sono cassa di risonanza di vere e proprie aggressioni verbali, incitano le tifoserie, parlano alla pancia. In questo modo non puoi sapere cosa può scattare nella testa dell’ascoltatore-tifoso. Stiamo parlando in larga parte di ragazzi molto giovani che credono che l’informazione sul calcio e pure su altro si esaurisca lì, in ciò che passa in quelle radio.Questo è il problema”.

Si può risolvere, andare oltre le tifoserie intoccabili, violente che fanno un po’ come vogliono in una sorta di loro ‘Stato indipendente’?
“Sul piano delle responsabilità penali abbiamo avuto inchieste, c’è stata anche l’indagine della Procura Federale, il rapporto della Commissione parlamentare. Ma io credo che serva altro, se vogliamo farlo. Altrimenti è inutile, siamo qui a mettere l’ennesima toppa fino al prossimo buco. Io mi chiedo: ma è normale che un signore già appartenente ai Nar, già braccio destro di Massimo Carminati, a piede libero in Italia, possa dare lezioni e lanciare anatemi da un microfono e nessuno dice nulla? E’ libertà di espressione pure questa? E’ legittimo che possa farlo senza che alcuno si indigni. Io credo, francamente, che questa roba qui interessi anche direttamente noi giornalisti e il nostro approccio al problema” .
Il signore in questione è Mario Corsi, detto Marione, popolarissimo nell’etere.
Tu dici che i primi a guardare le anomalie nella comunicazione dobbiamo essere noi? Chiamiamole anomalie ma sembrano qualcosa di più ampio e grave.
“Io dico: cominciamo noi a guardare la gravità di questa storia. Poi la magistratura farà il suo, o anche la Federazione o i club. Ma prima noi giornalisti dobbiamo indignarci. Mi spiego meglio: la solidarietà va bene e io ringrazio davvero per tutta la solidarietà che ricevo in queste ore. Però aggiungo che l’Ordine dei Giornalisti non può non agire davanti alla palese violazione dei canoni che sono alla base della professione. Poi mi chiedo anche come sia possibile che autorevoli e accreditati colleghi possano partecipare a trasmissioni o dibattiti con questi personaggi senza eccepire e senza aggiungere qualcosa. In tal senso dico che è necessario reagire prima, partendo da una nostra analisi interna”

Da cinque giorni se prendi un taxi a Roma senti parlare del tuo articolo, con corredo di ‘bassissimi’ commenti. Neanche un attentato grave avrebbe occupato tanto spazio e tempo, per non dire di una qualunque inchiesta su corruzione o mafia. Allora il calcio è intoccabile?
“No, non è intoccabile. E’ che muove passioni quindi per certi aspetti è comprensibile. C’è più passione per il calcio che per la politica, ognuno di noi è tifoso e necessariamente tutte le questioni del calcio si approcciano da tifosi, in questo si riconosce una sorta di extraterritorialità. Ma questo è un altro discorso. Se, invece, vogliamo guardare le cose come stanno a Roma, dobbiamo necessariamente vedere che il calcio è una catena alimentare, fonte di reddito per moltissimi; prendi ad esempio, il merchandising abusivo con cui molti vanno avanti. Col calcio a Roma molti ci campano. Se non diamo delle regole e, ripeto, partendo dal nostro ruolo di professionisti dell’informazione, sarà inutile”.
La Repubblica in un lungo articolo di Fabio Tonacci sul difficile racconto del calcio romano ha messo in luce il peso delle nove radio che si occupano dei due club e che alimentano gli istinti più bassi della tifoserie con vere e proprie istigazioni contro i giornalisti considerati scomodi. Ed è quanto accaduto per l’inchiesta di Carlo Bonini che gli è “valsa” appunto insulti e striscioni, più un’incredibile scia di attacchi sia direttamente nell’etere che, ovviamente, sui social. La tipologia della minaccia e dell’intimidazione per motivi ideologici è la nuova frontiera degli attacchi all’informazione, che non vengono dalla criminalità organizzata ma sono terribilmente simili.

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