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Radio Radicale, stop alla proroga e molte preoccupazioni per la libertà di espressione

 

Il 21 maggio è arrivato, era il termine ultimo del contratto di convenzione tra Radio Radicale e il Ministero dell’Economia. Ed è stato un giorno complicato andato avanti nel peggiore dei modi, comunque nel caos. In mattinata in Commissione Bilancio è stata ritenuta inammissibile la proposta di proroga della convenzione che avrebbe consentito la possibilità di allungare il contratto di ulteriori sei mesi, previo stanziamento di 3,5 milioni di euro. Inammissibile anche l’emendamento della Lega, a firma di Massimo Capitanio, e il partito ha poi annunciato ricorso. Ma questa fase ha segnato definitivamente il confine tra chi vuole davvero salvare la radio e chi la vuole, invece affossare. Dal Partito Democratico, con Filippo Sensi, e da Forza Italia, con Renato Brunetta, è arrivato analogo annuncio della presentazione di un ricorso, perché “è a rischio la libertà di espressione oltre che il futuro di Radio Radicale e dei lavoratori dell’emittente”. Dall’ospedale, in cui è ricoverato proprio a causa dello sciopero della fame per Radio Radicale, Roberto Giachetti ha tenuto una conferenza stampa. Anche Giachetti spera nei ricorsi e ha invitato tutti a “non spegnere la speranza”. Nel pomeriggio la nota  della Federazione Nazionale della Stampa ha sottolineato come “dopo l’ondata di solidarietà, espressa anche da parlamentari della maggioranza, contro l’oscuramento di Radio Radicale e i tagli ai fondi per l’editoria, puntualmente è arrivata la bocciatura di ogni emendamento”.

“Ci auguriamo che la decisione sia modificata e siano accolte le osservazioni formulate da diversi gruppi parlamentari. Altrimenti non resterà che la via della lotta contro questo vero e proprio colpo di mano contro l’articolo 21 della Costituzione», hanno detto in una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi.

Anche per la Cgil è grave lo stop alla proroga e aggiunto che ”si deve fare di tutto per garantire a Radio Radicale il diritto e la possibilità di continuare a svolgere il suo ruolo di informazione libera. Radio Radicale – sottolinea il sindacato di Corso d’Italia – oltre al ruolo fondamentale di servizio pubblico, ha anche il grande merito di non essersi mai sottratta all’impegno di raccontare il lavoro, di aver dato sempre voce alle rappresentanze sociali del nostro Paese. E la Cgil ha sempre avuto ascolto, anche quando la sua era una voce diversa e, magari, divergente da quella del Partito Radicale”.

“Si deve fare di tutto – conclude la Cgil – per trovare immediatamente una soluzione per prorogare la convenzione con il Mise ed evitare la chiusura della Radio. Sarebbe un danno enorme per il pluralismo dell’informazione, per la libertà e per tutto il Paese”.

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