Giornalismo sotto attacco in Italia

A margine di un lapsus del ministro Valditara

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L’infelice lapsus del Ministro dell’Istruzione e del Merito – una denominazione voluta proprio dal suo decreto del novembre 2022 – si presta a molte considerazioni, ma non vogliamo approfittare dell’occasione facile per criticarlo quando i motivi per discuterne concretamente l’operato non mancano, a cominciare dal taglio al budget dell’Istruzione di 620 milioni per prossimi 3 anni nella manovra economica 2026 [fonte: lavialibera.it], una riduzione ovvia e rivelatrice se l’orientamento è più armi, meno scuola e che, tra l’altro, colpisce pesantemente l’edilizia scolastica, già in condizioni persino preoccupanti.
Ma torniamo all’omicidio Piersanti Mattarella che, correggendosi, Giuseppe Valditara attribuisce alla mafia. Certo la mafia, ma una mafia di cui sinora sono stati individuati solo gli esecutori materiali e non i mandanti, tanto che a 46 anni da quel crimine efferato è ancora aperta un’indagine per metterli a fuoco. E non solo mafia come il ministro pare credere.
Dopo l’assoluzione per quell’imputazione nel 1999 dei neofascisti Fioravanti e Cavallini (NAR Nuclei Armati Rivoluzionari) condannati invece in via definitiva per la Strage di Bologna del 2 agosto 1980, ha preso corpo l’ipotesi che l’uccisione del presidente della Regione Sicilia, per molti l’erede politico designato di Aldo Moro, sia frutto di uno degli «ibridi connubi tra neofascismo, massoneria occulta, mafia e apparati deviati dello Stato». Ne discute così Miguel Gotor nel suo recente volume L’omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna (1979-1980), Einaudi 2025, e fin dal titolo enuncia la convinzione, grazie all’uso di fonti storiche, che l’assassinio vada inteso nel più ampio contesto dell’Italia fine anni ’70 – inizio anni’80, in una sequenza di medio-lungo termine che allinea e collega il sequestro e poi l’uccisione di Aldo Moro alla Strage di Bologna.
Dunque la pista mafiosa non è l’unica ma s’intreccia ad altre ancora in parte oscure tra eversione nera – non Brigate Rosse – e servizi segreti deviati. Questi nessi sono evocati anche nel persuasivo e puntuale docufilm di Giorgia Furlan Magma. Mattarella, il delitto perfetto, prodotto l’anno scorso. Anche qui un quadro ampio che, riprendendo le indagini avviate negli anni ’80 da Falcone, apre inquietanti scenari sull’Italia di quegli anni e spiega come l’assassinio di Piersanti Mattarella ne sia un passaggio chiave, un delitto perfetto, proprio come ebbe a definirlo Licio Gelli, Maestro venerabile” della loggia massonica P2.


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