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Latina una provincia da ”attenzionare”

 

Latina Editoriale Oggi è il giornale della provincia di Latina, una volta di Ciarrapico e poi passato a una cooperativa di giornalisti e, di editore in editore, fino al proprietario  di oggi: un imprenditore di Frosinone.  Il giornale viene venduto in versione “panino” con una copia de Il Tempo di Roma.  Poi c’è il Messaggero   con la cronaca della provincia di Latina e poi alcuni siti on line.  Infine  c’è  ”Lazio tv” con la sua programmazione d’inchiesta  nella rubrica Monitor.  Una volta i giornali erano due: Latina Oggi e La Provincia. Si confrontavano sulla stampa locale, su posizioni opposte, il senatore Giuseppe Ciarrapico e il senatore Claudio Fazzone.

Se il primo è abbastanza conosciuto per non dovere qui raccontarne la storia, il secondo era abbastanza sconosciuto a livello nazionale fintanto che il Prefetto Bruno Frattasi non decise di inviare una commissione d’inchiesta in quello che era il feudo elettorale dell’esponente di spicco di Forza Italia. Negli anni  il giornale La Provincia ha chiuso i battenti e adesso  l’unica voce locale è Latina Editoriale Oggi che, come altre testate, attende il patibolo della fine dei fondi per l’editoria, deciso dal sottosegretario Crimi.  

Vale la pena parlare della stampa  in provincia di Latina perché, oggi alle 14, l’associazione stampa romana ha promosso un sit in davanti al Tribunale del capoluogo pontino a sostegno dei giornalisti minacciati da querele temerarie. Una decisione del sindacato  in risposta alla delibera del Comune di Sperlonga di cui è sindaco Armando Cusani, ex presidente della Provincia di Latina, con cui si dà mandato ad un legale di denunciare e chiedere i danni a tutti coloro che, a vario titolo, hanno pubblicato la sintesi di una informativa  dei carabinieri  sulla trasformazione di gran parte di Sperlonga mare in una mega lottizzazione. Informativa in 156 pagine molto dettagliate sui rapporti tra politica e clan che il nucleo provinciale dei carabinieri aveva inviato alla DDA nel 2016, proprio nei mesi in cui il consigliere  comunale Benito di Fazio consegnava alla Procura di Latina la documentazione relativa al Piano Integrato di Sperlonga, oggetto del processo di oggi nei confronti di Armando Cusani e altri.

L’informativa è rimasta nel cassetto fino a quando  il PM Giuseppe Miliano non ne ha deciso l’acquisizione e solo una volta entrata nelle carte processuali è arrivata sulle scrivanie dei giornalisti. Nel frattempo Benito di Fazio, grande accusatore e oppositore in consiglio comunale a Sperlonga di Armando Cusani , è morto. Proprio nel 2016 sconosciuti avevano imbrattato la facciata della sua abitazione con la scritta “sei un infame”. 

In questi anni sono state decine le querele contro i giornalisti:  spese legali sostenute spesso a carico delle amministrazioni. E il comportamento della stampa pontina, a fronte dell’aggressività della politica è stato a dir poco eroico. Ma, paradossalmente , anche se di parte, gli editori avevano interesse a tutelare i loro giornali e a sostenere i loro referenti politici. Oggi il contraddittorio, anche se violento, sembra dare fastidio. Troppo fastidio. E la politica, giunta  dopo decenni a una resa dei conti, sembra non volere spettatori.

 Con il mandato a un  legale di fiducia della giunta comunale di Sperlonga – a spese della collettività – si conferma  una situazione che negli anni è diventata più grave e soprattutto è entrata- anche a livello nazionale- a fare parte  di una complessiva perdita di garanzie per i cittadini . Mentre si esalta il tema della sicurezza e della legittima difesa intanto si portano avanti a livello parlamentare iniziative che, nei vari ambiti ,stanno minando la reale tutela del vivere democratico. Un percorso che appare tutt’altro che  casuale se inserito nel vento dell’ultra destra.  

Il caso di Latina è significativo perché una inaudita quantità di querele nei confronti dei giornalisti si è sovrapposta ad un numero significativo di scontri istituzionali, di accuse della politica locale a rappresentanti dello Stato. Una sorta di drappello di irriducibili che non ha avuto timore di opporsi a Prefetti, Ministri, Presidenti del Consiglio.

E’ questo che fa di Latina una provincia da ”attenzionare” : forse molto di più della informativa della DDA in fondo   simile a tante investigazioni sugli appalti della pubblica amministrazione in zone dove la camorra e le n’drine hanno messo radici.  L’atteggiamento di sfida della politica  pontina nei confronti delle Istituzioni , quello sì  è un caso  unico.

 Armando Cusani, sindaco di Sperlonga e poi Presidente della Provincia di Latina e gran capo dell’acqua privata va contro il Presidente del Tar Franco Bianchi facendo un esposto contro di lui, siamo nel 2007, dopo che Bianchi aveva firmato due ordinanze. Una riguardava proprio il piano integrato a Sperlonga di cui parla oggi l’informativa dei carabinieri e l’altra le tariffe dell’acqua. Bianchi lascia la sede di Latina  e lancia l’allarme sulle pericolose collusioni della politica. Ma Cusani va anche contro Stefania Prestigiacomo che, pur essendo del suo partito, aveva dovuto ricordare all’allora Presidente della Provincia che il Parco Nazionale non era suscettibile di diventare un porto per barche di 40 metri. Cusani va contro al Presidente del Parco Gaetano Benedetto e ne chiede la rimozione. Sostiene,  insieme con il legale del Comune di Sabaudia, avvocato De Tilla, che il lago di Paola deve essere navigabile, in sfregio ai vincoli e alle direttive comunitarie.  Chiede anche la rimozione della Prestigiacomo , direttamente a Berlusconi. Nel frattempo Claudio Fazzone , capo politico di Cusani, si oppone fermamente allo scioglimento per mafia del Comune di Fondi, sua città natale e sede elettorale. Cusani attacca il prefetto Frattasi “reo” di avere acceso i riflettori su  Fondi e definisce i membri della commissione d’accesso “pezzi deviati dello Stato” e la realzione prefettizia “una patacca”. Intanto per tre volte il Ministro dell’Interno Maroni propone lo scioglimento per mafia del Comune di Fondi e per tre volte il Consiglio dei Ministri presieduto da Berlusconi lo nega.

Ma non è finita. Nel 2013 Cusani viene condannato in primo grado per gli abusi edilizi nell’Hotel di sua proprietà a Sperlonga e coglie come occasione un suo intervento in commissione provinciale sul tema dei rifiuti per esordire contro Gabriella Nuzzi, membro del collegio giudicante che lo aveva condannato. I giudici di Latina presentarono un  esposto alla Procura di Perugia contro Cusani e intanto quest’ultimo querelava per diffamazione il consigliere provinciale che aveva reso nota l’esternazione contro la giudice Nuzzi.

Gli attacchi alla stampa sono venuti in questi decenni anche dai sindaci che sentivano le loro comunità “sporcate” dalle indagini o dal racconto di fatti di cronaca legati alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Negli ultimi anni il Questore de Matteis, attualmente trasferito a Torino, aveva denunciato numerose illegalità legate al Latina Calcio e in particolare vicende realtive a un noto esponente di Fratelli d’Italia finito sotto la lente della magistratura .  Era Pasquale Maietta, oggi imputato per riciclaggio legato al Latina Calcio. La reazione  fu una interrogazione parlamentare contro il Questore, ritirata prima che scoppiasse un caso nazionale.

Insomma il sud del Lazio è un luogo difficile dove la battaglia è tutt’altro che vinta. I giornalisti sono soli e sempre più precari. Dove girano i soldi e tanti soldi  è facile decidere le regole del gioco e anche chi deve vincere.

Credo che al di là della testimonianza di oggi  con il sit in davanti al Tribunale di Latina si debba iniziare una battaglia per la difesa dei valori democratici che coinvolga non solo i giornalisti. Vanno riprecisate le regole del vivere con un manifesto delle libertà  e dei diritti civili.

Non si può lasciare a un direttore di giornale, dell’unico giornale che ancora sopravvive in provincia di Latina , l’onere di decine di querele e di altrettante richieste di risarcimento per il solo fatto di raccontare la verità.

E’ in pericolo la democrazia se la querela va a colpire non solo i giornalisti ma chiunque dissente.

In giudizio sono stati chiamati anche esponenti della minoranza in consiglio comunale a Sperlonga “rei” di avere denunciato in sede di dibattito consigliare le anomalie procedurali della maggioranza in relazione alle disposizioni della legge Severino.

Divieto di pensiero e di racconto. 

Questa è Latina che attende una Commissione  Parlamentare d’Inchiesta in grado- dopo quella del 1991 presieduta da Gerardo Chiaromonte- di denunciare nei dettagli quanto è accaduto in questi anni e di attribuire finalmente  le responsabilità politiche. Al di là e oltre ai processi per favorire un ricambio nella politica e nelle amministrazioni. 

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