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La legge europea sul Copy è un (piccolo) passo avanti per tutti

 

Il Parlamento Europeo è riuscito, sia pure in ritardo, a staccarsi di dosso la sudditanza ai colossi del web, diciamo al web stesso, e ha battuto un colpo importante non solo per autori, editori, musicisti, artisti e creatori di contenuti, ma ancora di più per i semplici cittadini che usano internet. Politicamente questo è il punto più rilevante. Per la prima volta si cerca di porre un argine all’azione indiscriminata e sostanzialmente illegale esercitata dai padroni del web dopo l’avvento dei social. E qui bisogna essere chiari: internet, il web, come ci ha ricordato recentemente l’inventore del protocollo www Tim Barners Lee, è stato una cosa fino al 2004 e tutta un’altra cosa dopo il 2004, cioè dopo l’avvento dei social e la formazione dei colossi informatici come Google, Facebook, Youtube ecc. Da quel momento il patrimonio ai padroni di questo oligopolio lo hanno fornito gli utenti, con i loro dati messi a disposizione di ogni tipo di speculazione e con il rimpallo di contenuti altrui mai verificabili, mai con citazione di fonte, mai con opportune citazioni. Si chiama caos. La libertà e l’indipendenza non c’entrano niente, sono un facile condizionamento psicologico. Ma fu chiamata net neutrality anche dalla UE, nel 2001; e anche dai nostri governi, paradossalmente proprio da quelli di sinistra. Era impossibile spiegare allora che i padroni degli algoritmi stavano diventando i nostri padroni. Poi sono arrivati i grandi dubbi motivati dall’avvento delle piattaforme nascoste in grado di condizionare non più la scelta di un vestito o di una macchina da caffè, ma gli orientamenti politici. Quando hai perso la leva del comando però te lo devi aspettare. E così dalle elezioni americane, al voto sulla Brexit, fino alle elezioni italiane ci si rende adesso conto che le fake news non servono solo a ingannare singoli utenti, ma sono campagne politiche studiate a tavolino in alcune aree del mondo, da gruppi di potere assai ben finanziati e molto molto potenti che intendono ribaltare gli equilibri mondiali, e lo stanno facendo. Finalmente la sinistra ha capito che cominciare a porre regole al web, cercare di far pagare ai colossi come facebook il più possibile, tentare di imporre da parte loro un controllo sui contenuti in entrata – cosa che fanno, ma solo per i loro interessi economici – è il possibile inizio di una riscossa in difesa della libertà e della democrazia. La neutralità del web non esiste più da tempo, l’ho sognata anche io come tanti quando si navigava con Mosaic attraverso un modem a 28.8, era forte, pionieristico, affascinante. Ma è come se fossero passati secoli, non 25 anni. Adesso la direttiva sul copyrigth è un piccolo tassello importante per l’UE e per i paesi che vorranno andare in quella direzione. Per salvarsi da un grande fratello più potente di quello immaginato da Orwell. Come sappiamo, noi non ci saremo, almeno se resta questo governo, visto che Lega e 5 stelle, non casualmente, hanno votato contro. E diranno che è un problema di elite contro il popolo, naturalmente. Invece è un problema di democrazia, quella vera, non quella imposta attraverso piattaforme e algoritmi che fanno comodo a pochi.

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