Il presidente del Senato, Ignazio Benito Larussa ci ha fatto sapere che il 25 aprile ricorderà i caduti di ogni parte, dai partigiani ai repubblichini di Saló.
Noi invece non lo faremo, perché il rispetto per i morti vale per tutte e per tutti, ma il 25 aprile è la festa di chi ha liberato l’Italia dai nazisti, dai fascisti traditori della patria, dalla lunga serie di torture, deportazioni, guerre, decise dal Duce.
Tra i protagonisti di quella lunga serie di misfatti vi erano proprio i padri fondatori del MSI, compreso quel Giorgio Almirante firmatario del manifesto della razza e persecutore di partigiani.
Non vi può essere parificazione tra boia e vittime, non vi può essere cancellazione della memoria,
non si possono alterare le ragioni una giornata strettamente connessa con nascita della repubblica e con la definizione della Costituzione antifascista, pacifista, antiraz
Grazie al presidente Mattarella che, ogni volta, è costretto a segnare i confini invalicabili.
Questo 25 aprile sarà ancora più attuale perché arriva dopo il tentativo di stravolgere la Costituzione, respinto dal voto popolare, e di imporre ,a colpi di voti di fiducia, un ddl sicurezza che umilia il principio di uguaglianza, di accoglienza, di solidarietà, strappando ,non solo i valori costituzionali, ma persino intere pagine del Vangelo.
No , i morti non sono tutti uguali, perché se avessero vinto loro, l’Italia, la Germania, l’Europa sarebbero diventati un immenso campo di concentramento e ogni pensiero critico sarebbe stato soppresso.
Per questo domani noi staremo dalla parte della Repubblica, loro, invece, come sempre dalla parte della repubblichina di Saló.
Si il 25 aprile è una festa “divisiva” , infatti divide i fascisti dagli antifascisti.
Ieri come oggi.
