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“Ho immaginato un incontro tra Grillo e Matteo, mio figlio gli avrebbe sorriso e detto ciao”. Intervista a Marco Sabatini, autore del post in risposta al comico sull’autismo

 
Ha buttato giù un testo di getto, da papà, ma anche da giornalista. Un post che nel giro di 48 ore sta facendo vergognare, e molto, il leader dei Cinque Stelle, Beppe Grillo.
Marco Sabatini Scalmati, responsabile  media relation di Sogin spa, è il papà di Matteo, un bambino dolcissimo affetto da autismo di media entità.
“Lunedì sera sono tornato a casa e mentre guardavo la stanza di mio figlio mi sono detto: devi scrivere un messaggio garbato a Beppe Grillo e spiegarli un po’ di cose, senza rabbia, senza rancore, solo con la cognizione di causa di un genitore”.
Ma poi hai scritto da giornalista, con i ferri del mestiere dell’ufficio stampa di una grande azienda e probabilmente questo ha fatto del tuo messaggio un “comunicato stampa” sui bambini autistici che non vanno usati per far ridere. Non è un caso se il tuo “comunicato” sta girando su tutti i media e i social, non credi?
“Guarda, io ho voluto raccontare una storia, mi piace raccontare storie, indicare dettagli. Ho immaginato un incontro tra Matteo e Beppe Grillo; mio figlio gli avrebbe sorriso e gli avrebbe detto ‘ciao’ con tutta la dolcezza di cui è capace. Cioè, con molta tranquillità e garbo, credo che non sia stato giusto ridere sull’autismo, tutto qui. Voglio ribadirlo in modo pacato, non sono tra quelli che gridano ‘vergogna’ sui social, credo invece che sia importante che il leader di un partito di Governo che va in una convention come quella di domenica a Roma debba prestare attenzione a queste cose perché si rischia di vanificare un lungo e paziente lavoro di integrazione di queste persone”.
Beppe Grillo ha parlato anche di “malattia” e l’autismo non lo è
“Infatti. L’autismo è una sindrome su cui la Medicina sta ancora lavorando e ci sono vari gradi di questa sindrome, dal più lieve al medio, come nel caso di mio figlio, fino a casi gravissimi. Non ci sono medicine, si fanno delle terapie che spesso e in larga parte sono a carico delle famiglie. Io e quelli come me che vivono a Roma siamo fortunati, ma pensate che c’è un discrime socio-economico e geografico. Chi sta in montagna, a Rieti, non ha la stessa possibilità di accedere alle terapie più adeguate per i propri figli. Dagli anni 70-80 ad oggi sono stati fatti molti passi in avanti. C’è una buona legge del precedente Governo, quella sul ‘Dopo di noi’ e io mi aspetterei che fossero implementati gli interventi in favore dei bambini e delle persone con sindrome di autismo, mettendo i soldi giusti nelle poste giuste e non con battute, francamente fuori luogo. Questo volevo dire col mio post”.
Pensi che Grillo debba chiedere scusa a quelli come te?
“Non è importante. Ciò che conta è non tornare indietro su quanto si è fatto e non vanificare l’enorme lavoro che le famiglie fanno ogni giorno con le persone come Matteo. Mi auguro che il mio post arrivi a Grillo e spero che comprenda, appunto, che Matteo gli sorriderebbe e non è giusto usarlo per far ridere. Tutto qui. Poi, io adesso sono uscito dal lavoro, torno a casa e alle difficoltà ma anche alla straordinaria vita di essere il papà di Matteo. Non buttiamo via il cammino fatto e potenziamo il numero degli insegnanti di sostegno, l’assistenza domiciliare, mettiamo soldi nella legge sul ‘Dopo di noi’. Questo conta e questo mi aspetterei da un leader politico. Lo dico senza urlare, senza rancore, con fiducia”.
Quello che segue è il contenuto del post di Marco Sabatini Scalmati:
“Questo non è un post politico. Come credo, caro Beppe Grillo, le tue parole non volessero avere il significato che gli abbiamo dato (o almeno voglio sperarlo).
Guardo la cameretta di Matteo, i suoi giochi e tutto il materiale che usa e usiamo assieme a lui per aiutarlo a uscire dal suo isolamento. Penso ai suoi compagni di scuola, alle sue maestre, ai suoi terapisti. Penso a tutte le persone che lo conoscono e che gli vogliono bene. Penso a me, alla sua mamma. Penso a lui, che ti guarderebbe e ti direbbe “ciao”, senza preconcetti, senza pregiudizi.
Penso a quanto impegno ci mette nel buttare giù ogni giorno un mattoncino di quel grande muro che lo separa da noi. Vorrei che sentissi quando piange, probabilmente infelice perché non riesce a comunicarci cosa pensa o cosa vuole. Perché gli autistici, caro Beppe, sono persone che soffrono, quanto e più di noi. E allora perché tirarli in ballo in discorsi che non li aiutano ad alleviare il loro dolore? Perché prendersela con loro? Perché? Non sai quante piccole e grandi continue battaglie quotidiane dobbiamo affrontare per farli riconoscere come persone.
C’è tanta strada da percorrere per superare i pregiudizi, l’indifferenza e l’ignoranza e dar loro un futuro migliore, nel quale si sentano meno soli di quanto siano ora. Perché gli autistici sono soli. Lontanissimi da quella piazza dove parlavi. Anzi, loro hanno paura del troppo rumore e dei posti troppo affollati.
Gli autistici però – assieme alle loro mamme e ai loro papà – non hanno colpa della loro condizione. E fra le poche cose che chiedono c’è, al primo posto, quella di non essere giudicati e di non farsi beffe di loro, perché così è facile, come è facile per i vigliacchi prendersela con i più deboli. Questi ragazzi spesso non parlano, ma quando qualcuno li ferisce, loro te lo fanno capire. È per questo che non possiamo restare in silenzio. Ed è per questo che le tue parole stanno raccogliendo tanta indignazione”

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