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I riders dell’informazione sono stufi: dignità per i giornalisti precari della Gazzetta di Parma e Libertà di Piacenza

 

“I riders dell’informazione sono stufi: dignità per i giornalisti precari della Gazzetta di Parma e Libertà di Piacenza”. E per i giornalisti precari, senza tutele e sfruttati di tutta Italia. Parte da Parma, dalle vertenze-simbolo che hanno coagulato la “comunità giornalistica” nel suo insieme – collaboratori, Cdr, sindacato e una larga rappresentanza della società civile emiliana e non solo – la richiesta di affrontare, una volta per tutte, il tema dei giornalisti precari pagati con compensi da fame.

Per la prima volta, i giornalisti parasubordinati di due storiche testate locali dell’Emilia come Gazzetta di Parma e Libertà di Piacenza sono scesi in piazza per dare #VoceAiGiornalistiPrecari. E la solidarietà, pilastro su cui si fonda la categoria, è stata tangibile, oggi, in Emilia: a partire dalle delegazioni del sindacato giornalisti della Lombardia, del Veneto, delle Marche e della Toscana e dai vertici della categoria: dal segretario Fnsi Raffaele Lorusso al presidente Giuseppe Giulietti, passando dalla vicaria Anna Del Freo alla presidente Aser Serena Bersani e Mattia Motta, presidente Clan Fnsi. I giornalisti hanno dato manforte ai colleghi precari delle due testate che hanno imbastito un sit-in in piazza Garibaldi a Parma. “Dobbiamo contrastare il disegno degli editori: redazioni ridotte all’osso, e interi settori informativi ‘appaltati’ ai collaboratori. Questa è una battaglia di civiltà: non possiamo accettare questa impostazione che punta solo e solamente a ridurre il costo del lavoro. E il superamento dei Cococo è il primo passo” ha detto ai giornalisti in piazza il segretario della Fnsi. Un tema, quello dei giornalisti parasubordinati con compensi da fame, che il sindacato dei giornalisti porterà all’attenzione del sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi, al primo incontro fissato in agenda nei prossimi giorni a Roma.

“A Piacenza non esistono contratti scritti per i collaboratori, a Parma non vengono corrisposti rimborsi spese per i servizi concordati, e in entrambi i casi assistiamo a paghe ben al di sotto di una soglia minima di dignità. Stiamo parlando di 8, 13 o 15 euro per un servizio di apertura. Non solo – ha spiegato Motta che insieme all’Aser e con il contributo dei cdr hanno ‘organizzato’ i precari emiliani in questa protesta – la rimodulazione unilaterale decisa dagli editori emiliani è contro tutte le norme. Chiediamo che venga convocato un tavolo al più presto”.

E proprio per “costruire una coscienza collettiva del problema”, Aser e Fnsi avevano rivolto una lettera aperta alla società civile emiliana invitando a solidarizzare con i giornalisti precari istituzioni e cittadinanza. Ed ieri in piazza, tra gli altri, hanno portato la loro solidarietà alcuni sindaci della provincia di Parma (Lucio Lucchi di Berceto, Tommaso Fiazza di Fontevivo, Nicola Cesari di Sorbolo e Federico Pizzarotti, primo cittadino della città Ducale). E comunicati di sostegno alla vertenza sono arrivati da diversi schieramenti politici e dal sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri. ““L’informazione è un bene prezioso, vitale per una democrazia e una società che vuole essere civile. E per fare informazione servono giornalisti messi nelle condizioni di fare il proprio mestiere in autonomia e libertà. Per questo non si può non ascoltare la voce dei giornalisti precari” ha dichiarato all’Ansa il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che fa sua la richiesta dei giornalisti precari emiliani: “Si apra il confronto con gli editori”.

“Una dinamica comune in molte redazioni in Italia, non più sostenibile: redattori con carichi di lavoro impressionanti dentro le redazioni, e collaboratori fuori a coprire servizi per 8 euro lordi” ha detto al megafono il presidente della Alg, Paolo Perucchini. “Grazie all’unità della comunità giornalistica abbiamo ottenuto incontri con le aziende, ma non c’è stato alcuno spazio di trattativa: chiediamo agli editori di aprire un confronto serio” ha sostenuto Serena Bersani, presidente Aser. 

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