Qual è la logica che porta a ridimensionare programmi apprezzati del servizio pubblico radiotelevisivo, a ridurne gli spazi e a deprimere il consenso col quale sono seguiti? L’abbiamo già vista in atto nei palinsesti televisivi, assistiamo allo smantellamento di Rai3, sentiamo increduli dai vertici Rai vantare come un successo la fuga degli spettatori verso le reti private: tutto ciò va nel senso di un impoverimento del panorama mediatico pubblico e rovescia drasticamente quel criterio del merito, spesso vantato dal governo come proprio metodo, colpendo programmi riconosciuti di ottima fattura.
L’ultimo episodio riguarda la trasmissione radiofonica Wikiradio di Rai3 le cui puntate sembrano essere state bruscamente ridotte da 5 a 2 a settimana. Perché? siamo in molti a chiedercelo, noi che seguiamo da tempo l’appuntamento quotidiano con Wikiradio dal lunedì al venerdì, apprezzando il lavoro di Loredana Rotundo, editor del programma, dei suoi collaboratori e soprattutto degli studiosi e esperti che si alternano in un esercizio di alta divulgazione, che spazia dalla letteratura al cinema, dalla musica all’arte e alla storia. Quest’ultima, in particolare, è molto frequentata in Wikiradio, specie nell’ultima serie di trasmissioni intitolata appunto Voci della storia. Chi scorra l’indice delle puntate della trasmissione si rende conto di come nel tempo si sia creato una sorta di ricca enciclopedia parlata di temi e problemi storici, affrontati senza banalizzare e senza semplificare, con rigore e efficacia comunicativa, tanto da proporsi come riferimento per chi è curioso e appassionato di storia, per studenti e docenti.
Non è un caso che a esprimere preoccupazione e disappunto per la riduzione del programma siano state da subito alcune tra le principali società italiane degli studiosi di storia– la Società italiana per lo studio della Storia contemporanea (Sissco), la Società italiana delle Storiche (Sis), la Società italiana di Storia internazionale (Sisi), la Società italiana per lo studio dell’età moderna (Sisem) e la Società italiana per lo studio della Storia delle istituzioni (Sissi) – che hanno diffuso un comunicato congiunto che auspica non un ridimensionamento ma un rafforzamento di Wikiradio.
Speriamo che questo auspicio sia ascoltato, altrimenti dovremmo davvero credere che l’attuale governo continui ad avere un problema con la storia e con la ricostruzione fattuale e critica delle vicende del passato. Tante esternazioni degli esponenti di Fratelli d’Italia l’hanno confermato in più occasioni, invocando una nuova «narrazione» della storia che ne nobiliti le radici fasciste mai smentite e cancelli la memoria delle responsabilità stragiste e eversive del dopoguerra.
Nel giugno del 2024 in un discorso pubblico la Presidentessa del Consiglio Meloni ha affermato: noi «stiamo dalla parte giusta della storia e chi sta dalla parte giusta della storia non deve avere paura». Per la verità di essere dalla parte giusta della storia si sono vantati in tanti, a torto, in tutti i tempi, conviene andarci cauti. Quanto alla paura forse ciò che fa paura è proprio la storia, intesa come conoscenza e consapevolezza critica: a dispetto dei politici, questa non si può imporre con decreto legge.
Dunque viva Wikiradio che diffonde cultura e conoscenza storica!
