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“Quando colpiscono un cronista, colpiscono la libertà di stampa”. Gli studenti del Mamiani con Articolo21 per il World Press Freedom Day

 

Gli studenti del liceo Mamiani hanno dato il senso più autentico della giornata dedicata alla libertà di informazione. Lo hanno fatto con la loro partecipazione, attenzione, nonché con i contributi offerti alla discussione seguita al dibattito che si è svolto nell’aula magna e dedicato ai giornalisti e ai blogger che “facendo solo il loro mestiere” raccontano cosa accade nel mondo anche a costo della loro stessa vita. I lavori dell’incontro sulla “Informazione accerchiata” sono stati coordinati dalla portavoce di Articolo 21, Elisa Marincola. E infatti l’appuntamento, alla vigilia della Giornata mondiale per la libertà di stampa che si celebra oggi (3 maggio), è stato promosso da Articolo 21,  Federazione nazionale della Stampa italiana, Usigrai, Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Odg Lazio, Amnesty International Italia, Rete NoBavaglio. Ad aprire gli interventi è stato proprio il Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, che ha sottolineato come non ci può essere mobilitazione “solo quando le cose accadono vicino casa nostra perché casa nostra è anche la Turchia, la Slovacchia, l’Egitto.

Dobbiamo far sentire la nostra voce sempre, senza badare alla fede religiosa o al colore della pelle delle vittime. Quando colpiscono un cronista, colpiscono la libertà di stampa, la libertà dei cittadini di conoscere cosa accade attorno a loro. Questo ci riguarda tutti”. I lavori dell’incontro si sono aperti ricordando i nove cronisti uccisi nell’attentato di Kabul in cui sono morte più di 50 persone. I loro nomi erano impressi in un cartello sollevato nell’aula magna del Mamiani perché quelle vittime cadute mentre svolgevano il loro lavoro non restino solo un numero. Particolarmente significativa la relazione di Nico Piro, inviato del Tg3 in aree calde del pianeta, compresa Kabul; Piro ha elencato i numeri della guerra in Afghanistan che non è finita come è stato dichiarato nel 2014, anzi continua a mietere più di diecimila morti ogni anno. La guerra lì non è finita, non possiamo andare in pace. E Piro ha spiegato  le modalità degli attacchi, fatti in due tempi per colpire anche i soccorritori e, evidentemente, i giornalisti. A seguire la testimonianza della giornalista Antonella Napoli, che per Articolo 21 è stata l’unica rappresentante italiana tra gli osservatori internazionali che hanno seguito a Istanbul, pochi giorni fa, il processo ai giornalisti di Cumhuriyet, il più importante media di opposizione in Turchia,  condannati con l’assurda accusa di terrorismo. Toccante il racconto  di  Peter Bardy, direttore di Aktuality.sk, la testata dove lavorava il cronista slovacco Jan Kuciak, ucciso lo scorso febbraio, qualche settimana prima che le sue inchieste sulla corruzione nel Paese venissero pubblicate: “La corruzione – ha detto Bardy – non è un problema solo italiano, né solo slovacco, è un problema internazionale. Vorrei far sapere a voi ragazzi quanto è importante lottare contro la corruzione, perché significa lottare per l’indipendenza e la libertà”. Poi Bardy ha ricordato i terribili momenti in cui è stato informato della morte di un suo giornalista: “Mi sono sentito in qualche modo responsabile”, ma ha anche sottolineato come in seguito a quel delitto tutti i media slovacchi abbiano deciso di pubblicare all’unisono le inchieste cui stava lavorando  Kuciak e ha riferito  che adesso un gruppo di giornali tedeschi, italiani e di altri Paesi europei proseguiranno con le inchieste su mafia e corruzione. Lo stesso modello applicato al lavoro di DaphneCaruanaGalizia, la giornalista uccisa a Malta lo scorso ottobre, le cui inchieste sono state riprese da un consorzio di giornalisti indipendenti e grandi media dell’Ue.

Riccardo Noury di Amnesty ha ribadito la necessità di tenere accesi i riflettori nelle aree difficili del mondo e che ciò sia un lavoro corale perché l’isolamento mette a repentaglio la sicurezza dei giornalisti. Ai lavori ha preso parte anche  Paolo Borrometi, presidente di Articolo21, sotto scorta per le minacce subite dalla mafia: “La vostra libertà – ha detto rivolgendosi agli studenti – passa anche dalla vostra conoscenza della realtà. Ognuno di noi ha il diritto di sapere. Quando si mette sotto attacco un giornalista in ogni parte del mondo, si mette in gioco la libertà di tutti noi”. Le conclusioni sono state affidate al Presidente del Consiglio nazionale dei giornalisti, Carlo Verna, che ha ricordato la figura e il lavoro di Giancarlo Siani, uno dei 28 giornalisti italiani uccisi mentre facevano il loro lavoro: “Giancarlo raccontava la quotidianità in una terra difficile e lo faceva con dovizia di particolari, riannodando i fili delle storie del territorio e facendo collegamenti. Questo dava fastidio. Questo lavoro da giornalisti da ancora fastidio”.

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