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Minacce ai giornalisti. Apriamo un confronto con le categorie che ruotano attorno al mondo dell’informazione

 
Le minacce fisiche e legali ai giornalisti del Lazio, divenute un caso nazionale per il livello raggiunto a partire dal 2013, sono state oggetto, prima di riflessione e poi di una proposta elaborata da Stampa Romana in collaborazione con Anm Lazio e che in questi giorni porterà ad un primo risultato concreto. All’interno della  macroarea Articolo 21 di Asr a partire dal 2016 è maturata l’idea che non potevano essere sufficienti le manifestazioni di solidarietà interne accanto alle promesse esterne di una revisione delle norme esistenti. Quindi si è pensato di aprire un confronto con le categorie che ruotano attorno al mondo dell’informazione. Il primo approccio è stato con Anm Lazio a maggio 2016. Da gennaio a settembre 2017 abbiamo organizzato quattro corsi di formazione sulla pubblicabilità degli atti giudiziari e relative norme di procedura, cui si è aggiunto un approfondimento sull’accesso alle fonti giudiziarie e non.
Sono stati affrontati temi delicati in un confronto a volte serrato ma sempre proficuo, in specie abbiamo trovato nei rappresentanti di Anm Lazio non solo validi docenti di procedura per i colleghi che seguono la cronaca giudiziaria, ma anche  interlocutori importanti con cui avviare un nuovo metodo di divulgazione delle notizie, pur (ovviamente) nel rispetto dell’autonomia di giornalisti e magistrati nei rispettivi ambiti e ruoli. Questo percorso non è stato una dichiarazione d’intenti ma la ricerca di soluzioni pratiche. Ci siamo preposti l’obiettivo di eliminare gli infingimenti sul flusso delle informazioni giudiziarie, le quali, bisogna ricordarlo sempre, arrivano ai giornalisti dalle fonti che le hanno, ossia magistrati, cancellieri, praticanti, avvocati della difesa, consulenti d’ufficio e di parte.
Inutile far finta che non sia così. Rendere trasparenti questi passaggi è un modo valido per rafforzare l’informazione in termini di qualità e quantità delle notizie, garantendo il diritto dei cittadini ad essere informati e (elemento anch’esso rilevante) per sottrarre la cronaca giudiziaria alla discrezionalità di fonti “interessate” nonché alle accuse di eccessiva vicinanza dei giornalisti ai magistrati. Come si sa ci sono in circolazione addirittura saggi su quello che è stato definito un “appiattimento dei giornalisti di giudiziaria sulle posizioni dei magistrati inquirenti e in genere alle posizioni della pubblica accusa”. Gli addetti ai lavori sanno che non è così ma per dimostrarlo Asr ha voluto rendere trasparente il rapporto tra magistrati e giornalisti. E si comincia con un protocollo che è in via di perfezionamento in questi giorni e che verrà firmato a breve tra Procura e Tribunale di Viterbo e Associazione Stampa Romana e che si spera possa diventare un modello da replicare.

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