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Da Trump a Fontana. Il razzismo fa consenso

 

C’è un nesso preciso tra la frase di disprezzo di Trump e quella del leghista Fontana: il razzismo fa consenso. E’ duro dirlo, ma è così. Si butta là la dichiarazione, poi magari la si nega, ridimensiona, corregge, ma intanto è arrivata dove doveva arrivare: alle orecchie dei razzisti “dentro”, i cripto-razzisti per paura (invasione), che giurano di non esserlo, ma poi aggiungono il “però”; e quelli per scelta (fascisti), che sono talmente pieni di complessi, da aver bisogno di un inferiore per sentirsi superiori.

Nessuno dice che dobbiamo ospitarli tutti, ma sicuramente dobbiamo organizzare meglio i flussi per superare lo schema vitto-alloggio-segregazione, per puntare su una micro accoglienza diffusa e gestita con fondi, personale e programmi di formazione-lingua-lavoro per una vera integrazione e rivitalizzazione di aree in declino.
Dissipato il panico da disorganizzazione con piani pluriennali ad hoc, si vedrà che il vero attacco alla nostra cultura è quello che viene fatto alla nostra Costituzione, che custodisce i valori profondi dell’identità. E allora ci sentiremo molto più attaccati da un fascio-leghista che riesuma il decomposto concetto di “razza” antitetico a quello di uguaglianza, che da nuclei familiari integrati con intelligenza in piccoli centri, che ne impediscono l’estinzione e rilanciano l’economia.
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