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Giornalista aggredito a Cardito: hanno picchiato Stefano, ma hanno ferito la libertà di stampa 

 

“Nonostante la pietosa e vergognosa situazione in cui versa il cimitero, ecco la chicca; una vera è propria imposizione prebendaria da parte dei dipendenti dell’ipogeo comunale, questi ultimi già pagati per le mansioni che svolgono, stamane, per la riesumazione di un corpo, hanno chiesto la “mazzetta”, quando l’ignara signora, sorella del defunto in questione, basita e sconvolta dalla richiesta, ha mostrato una banconota da 10 euro, uno dei due dipendenti ha fatto capire che non bastavano, l’anziana donna che vive da anni al nord, ha dovuto quindi sborsare altri 20 euro, per un servizio che dovrebbe essere completamente gratuito. Poco dopo si è presentato il nipote della signora, un ragazzo conosciuto in paese, per capire come fossero andate le cose, il video è inconfutabile, per dovere di cronaca, il dipendente che ha incassato i soldi ha restituito solo 20 euro, dicendo al ragazzo: “Almeno le sigarette ce le possiamo comprare?” Questo il testo dell’articolo che unitamente al video che immortala quella inequivocabile sequenza di immagini, è valso una brutale aggressione al giornalista che lo ha pubblicato.

Stefano Andreone, classe 1984: è lui l’ultimo giornalista napoletano vittima di una mattanza che seguita a minacciare il lavoro dei cronisti. Picchiato da tre persone in un bar di Cardito per un articolo scritto sul sito d’informazione Met News che egli stesso cura e gestisce e che si occupa della cronaca locale dei Comuni a Nord di Napoli. Quell’articolo sulla questione delle mazzette sulle esumazioni, probabilmente, a qualcuno non è andato giù.

Non è importante “come” è stato aggredito Stefano, ma che quei colpi inferti al suo corpo hanno attentato, per l’ennesima volta, alla libertà di stampa: tre persone hanno “punito” o hanno cercato di intimidire un giornalista, servendosi della violenza, l’arma, l’ideologia e la condotta più irreprensibile per chi impugna una penna per svolgere un servizio pubblico.

La Federazione nazionale della stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania hanno espresso solidarietà in maniera tempestiva al collega Andreone e hanno invitato le forze dell’ordine a fare immediatamente luce sull’episodio individuando e punendo gli autori dell’aggressione.

“Non è tollerabile che in alcune aree della Campania ci siano zone franche dove la malavita la faccia ancora da padrona. – si legge nella nota del SUGC – Non ci può essere alcuna tolleranza contro chi utilizza la violenza e contro chi attacca la libertà di stampa. Il nome di Stefano si aggiunge al lungo elenco di colleghi aggrediti e minacciati in Campania. Adesso non deve restare solo e deve essere messo nelle condizioni di continuare a fare il suo lavoro. È dovere di tutti i giornalisti fare quadrato attorno a lui e fornirgli quella “scorta mediatica” necessaria a chi, come lui, e come tanti altri freelance, svolge questo lavoro senza avere le spalle coperte da una redazione.”

Il sindacato dei giornalisti ha già annunciato che si costituirà parte civile nel processo contro gli autori dell’aggressione di Stefano. Un concetto rilanciato lo scorso martedì 28 marzo, dal presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, che ha presenziato al PAN di Napoli all’autentico “tributo alla legalità” indetto per il ritorno della Mehari di Giancarlo Siani.

In quell’occasione, il Presidente della FNSI ha annunciato che il caso di Stefano Andreone e degli altri giornalisti minacciati in Campania, tra cui: Fabio Postiglione, Marilena Natale e Luciana Esposito, verranno portati all’attenzione della commissione Antimafia in un nuovo incontro che si terrà a Napoli nel mese di Aprile presso il Sindacato unitario giornalisti della Campania.

Catapultato “di forza” in un mondo nuovo ed inedito, Stefano, adesso, sta cercando di ritrovare la sua ordinaria normalità: “Ringrazio tutte le persone che mi stanno manifestando vicinanza e solidarietà, – ha dichiarato – dalla FNSI al SUGC che prima umanamente e poi professionalmente stanno facendo tantissimo per scacciare la paura e il fantasma dell’isolamento dalla mia vita. Non immaginavo che la mia vicenda suscitasse tutta questa attenzione, mi auguro soltanto di tornare quanto prima alla mia normalità. L’unica cosa che desidero è continuare a fare il mio lavoro.”     

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