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Nuove intimidazioni contro Marco Omizzolo

 

“Solo” un piccolo avvertimento, gomme squarciate alla macchina, un grande classico, senza tracce evidenti, senza danni gravi, senza troppo clamore ma quel che basta per far capire all’interessato che “ha superato il segno”. Così, per la terza volta Marco Omizzolo è finito nel mirino di “ignoti”. Lui stesso ha ironizzato dando la notizia su Facebook: “Sarà stato qualche animale”, di quelli che circolano nel Parco del Circeo, il luogo paradisiaco che in realtà nasconde un inferno di pesticidi e sfruttamento del lavoro in agricoltura. Ossia l’ultima vera miniera d’oro che prospera da quelle parti. Qualcuno due notti fa ha messo in atto una chiarissima intimidazione in danno del Presidente di InMigrazione, il sociologo e giornalista  che da anni raccoglie prove contro il terribile fenomeno dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e in specie dei braccianti indiani, che rappresentano la quota più importante degli occupati nel vasto e potente comparto agricolo pontino, concentrato peraltro in pochi chilometri quadrati, ossia tra Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina. Al momento non ci sono prove di un nesso con le denunce di Omizzolo, che è anche collaboratore de Il Manifesto e ha scritto un libro sul fenomeno del bracciantato. Ma se non si vuole ridurre anche questo fatto di cronaca all’ennesima bravata sul modello con cui si liquidano molti altri episodi in questa provincia, bisogna necessariamente leggere quello che di recente Marco Omizzolo ha pubblicato.

L’ultimo pezzo è uscito per il sito «Possibile.com» e riporta la posizione di «Italia ortofrutta», una delle maggiori organizzazioni dei produttori di settore, in merito al «caso Latina» e quindi allo sfruttamento dei braccianti immigrati. «Crediamo di non meritarci l’appellativo di schiavisti e sfruttatori e la denigrazione di intere aree di produzione – in cui si ha il meglio dell’agricoltura italiana – a ghetti per immigrati da sfruttare. Anzi rivendichiamo con forza il ruolo essenziale svolto dalle nostre OP anche per le politiche di integrazione. Aziende che pur avendo difficoltà economiche danno lavoro agli immigrati contribuendo a impiegarli in un’attività produttiva e a limitare comportamenti sociali negativi e la delinquenza». A quest’ultima affermazione il commento era inevitabile: il lavoro nei campi è un modo per evitare che gli immigrati commettano reati, non un lavoro da retribuire. Ecco, questo è un esempio delle denunce scomode fatte finora da Omizzolo ma, nelle ultime settimane, se ne sono aggiunte altre. Da profondo conoscitore della sua terra (Sabaudia) Marco Omizzolo aveva fatto notare come fosse in aumento il numero dei braccianti che si presentano ai pronto soccorso degli ospedali della zona con sintomi tipici da intossicazione per l’uso di pesticidi che, per legge, dovrebbero essere impiegati seguendo regole e concentrazioni prestabilite e solo da operatori che hanno conseguito il patentino regionale. Tutte le organizzazioni delle imprese agricole locali negano violazioni di norme ambientali, l’abuso di pesticidi e il caporalato applicato ai dipendenti. Ma i dati reali, purtroppo, indicano un’altra situazione.

E le cure richieste dai braccianti indiani ultimamente sono un  brutto indicatore <umano>. Anche di questo ha parlato e scritto Marco Omizzolo. Di più: negli ultimi due mesi tra Sabaudia e Pontinia ci sono stati attentati incendiari in danno di aziende che si occupano del trasporto di ortofrutta e fiori coltivati nell’agro pontino. Il Presidente di InMigrazione ha parlato in quel caso di agromafie interessate al controllo del settore. Solo un’ipotesi, una pista giornalistica più che investigativa. Ma forse proprio per questo scomoda. Una guerra tra vettori su gomma è stata già certificata in passato dall’inchiesta “Paganese”. Potremmo essere al bis. Infine un dato: nel 2015 la voce più importante dell’export pontino, dopo il settore farmaceutico, è quella dell’ortofrutta verso l’Europa. Dati che hanno stupito anche la Camera di Commercio di Latina e che sono uno dei pochi segnali positivi nella crisi complessiva della provincia. Dunque questo segmento è adesso il più appetibile di tutti.

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