Sul magistrale servizio di Paolo Mondani dedicato alle “Piste nere” andato in onda ieri sera per Report su Rai 3 ci sarebbero tante cose da dire, ma me ne preme una soltanto: grazie Gian Carlo Caselli!
Perché ieri, ancora una volta e nonostante tutto, ci ha messo la faccia per denunciare con puntualità la manovra aggressiva e falsificante del Ros guidato da Mario Mori in quella vicenda centrale che fu il dossier “Mafia Appalti”.
Una vicenda che è tutt’altro che sepolta: allora servì per delegittimare il lavoro coordinato da Caselli nel dopo-stragi, proprio perché era chiaro che il nuovo capo della Procura non avrebbe guardato in faccia a nessuno (per citare l’avvertimento del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa ad Andreotti), e oggi serve ancora al “consorzio vendicativo” guidato dal medesimo Mori e ben rappresentato dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, per eliminare dalla scena del crimine — il terrorismo “mafioso” 1989-1994 — ogni riferimento all’eversione neofascista, a certi apparati dello Stato e ai protagonisti politici della cosiddetta “Seconda Repubblica”.
Gian Carlo Caselli aveva già dato un decisivo contributo insistendo per essere audito dalla Commissione Antimafia in presenza il 31 luglio e il 19 novembre 2025 (e mi risulta che sia pronto a un terzo round per rispondere alle domande dei commissari), dimostrando ancora una volta non soltanto tutto il suo rigore morale e professionale ma anche il suo attaccamento alle istituzioni repubblicane, che vanno servite e onorate adoperandole per quel che impone la Costituzione: fare libertà e giustizia.
La verità, tutta la verità, su quegli anni è una condizione imprescindibile per la libertà e per la giustizia in Italia negli anni a venire, oltre a essere un debito non saldabile verso chi allora ha perso la vita e verso i loro familiari, che in altro modo l’hanno persa pure.
Coloro che hanno a cuore il nostro Paese e lo vogliono libero dalle mafie farebbero bene a farsi sentire attorno a questo magistrato e alla sua famiglia, perché ci sono battaglie che non possono essere delegate: vincere per procura è non soltanto poco onorevole, ma anche poco duraturo.
