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Roberto Costa, straordinario “uomo macchina”

 

Un caratteraccio. Se chiudo gli occhi, mi pare ancora di sentire il suo vociare alterato nei corridoi della redazione per i colleghi che si attardavano ancora a scrivere qualche minuto prima della messa in  onda del telegiornale. Al Tg2, Roberto Costa (mai saputo che si chiamasse Mario) è stato nei vent’anni che abbiamo lavorato in quella nobile testata uno straordinario “uomo macchina”. Che è poi un giornalista a cui non capita quasi mai di uscire per un servizio ma senza il quale non uscirebbe neppure il giornale. Andrea Barbato, che gli aveva affidato l’edizione del nuovo telegiornale, lo apprezzava moltissimo, come pure  i colleghi che avevano imparato a conoscere, dietro quei modi bruschi e spicciativi, un compagno di lavoro generoso e cordiale.

Non soltanto per per lui, i guai vennero con la militarizzazione delle redazioni per opera dei direttori di nomina berlusconiana, a cominciare da Mimun. Così lui prese la via di Milano, dove l’accolsero volentieri e gli permisero di curare una trasmissione, “Il circolo delle 12”, che ebbe un certo successo anche tra i giovani. “Attualità di Montaigne”, un mio reportage dalla terra del grande filosofo che non era riuscito a trovar posto nel tg2, trovò ospitalità in quel programma. E quella fu l’ultima occasione che avemmo per incontrarci. Ciao Roberto.

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