Colonia, le donne e l’orologio della storia

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C’è qualcosa che unisce la maggior parte delle culture e che accomuna le derive deliranti di molte religioni: il tentativo di controllare, umiliare e sottomettere le donne. La paura e la rabbia verso l’universo femminile deriva dal potere visibile che la natura stessa ha dato alla donna rendendola dalla notte dei tempi suo malgrado un simulacro di sacralità: la gravidanza. Un odio e una rabbia che non hanno faticato a radicarsi come distorsione di religioni e culture. L’inferiorità sotto il profilo strettamente fisico ha avuto buon gioco.

Un altro pericolo proveniente dal sesso femminile è da sempre la maggiore capacità introspettiva sviluppata dalle donne nei millenni parlando fra loro (le femmine degli uomini primitivi restavano chiuse nelle caverne, poi, nella storia più recente a casa a badare ai figli mentre i maschi erano a caccia o in guerra) ha spaventato ancora di più, perché come sempre il ragionamento e la capacità critica sono un pericolo per la stabilità, le nemiche numero uno dell’oppressione e dell’ingiustizia.
Fino a qualche decennio fa l’occidente anche grazie al movimento femminista, ha pensato di essere sulla via giusta per un’eguaglianza sociale di donne e uomini: una strada lunga e faticosa attraverso la parità anche nei salari (ancora di là da venire) come in tutto il resto. In questa ottica l’ancora misterioso episodio di Colonia ci ha proiettati indietro di centinaia di anni: l’assalto di un gruppo, a sentire i racconti, organizzato, di arabi ha posto il problema della sicurezza per una donna che cammini per strada o sia in compagnia di altre persone in una piazza affollata. A parte la stranezza dell’episodio che deve essere ancora chiarito (e che onestamente sembra fatto apposta per dare fuoco alle polveri di un sentimento europeo razzista e xenofobo), sarebbe il caso di interrogarci su alcune cose .

Il primo problema riguarda un episodio che capita manco a farlo apposta (o forse si) proprio quando l’Europa rischia di chiudere definitivamente le frontiere ai migranti . Dietro la bandiera del pericolo terrorismo l’Europa tutta nasconde l’incapacità di affrontare un’emergenza drammatica: quella di migliaia di persone che fuggono da regimi sanguinosi e dalle guerre. Proprio adesso, dunque, in cui l’arabo, il musulmano viene guardato con poca simpatia e preoccupazione, ecco che la minaccia sembra farsi concreta nella vita quotidiana con il presunto assalto di Colonia. Un tempismo incredibile , dunque, che rischia di portare conseguenze drammatiche anche se questo episodio non dovesse rivelarsi collegato in alcun modo con il mondo dell’immigrazione.
La seconda considerazione riguarda il fatto che la mobilità di massa di persone provenienti da diverse civiltà può indubbiamente causare conflitti di tipo culturale, ma certo non è un caso che questo scontro avvenga in modo così plateale sul corpo delle donne. E non importa, ai fini di questo ragionamento, se i fatti di Colonia siano veri o no.
Questo perché il corpo delle donne è culturalmente da sempre un elemento ricco di simboli e rispetto al quale il pericolo di pregiudizio e prevaricazione non è mai passato. Certo è innegabile che in alcuni paesi la condizione femminile sia decisamente peggiore che nei paesi occidentali, anzi terribilmente drammatica.

In Norvegia da qualche anno sono stati avviati corsi per i migranti maschi per insegnare loro i codici che regolano i rapporti fra uomini e donne in Europa. Un esperimento avanzato e interessante anche se zoppo. Si tratta di incontri di formazione e di educazione sessuale con l’obiettivo di prevenire la violenza verso le donne che può nascere da una cultura che vede la donna come una proprietà o un oggetto. Consiste ad esempio, nello spiegare che una donna può denunciare il proprio marito per violenza sessuale o che una donna con una gonna corta o che sorride per strada non è una prostituta.
Un progetto interessante, dicevamo, ma che definisco zoppo perchè è riservato agli immigrati maschi. Dunque anche un esperimento così avanzato e inclusivo di fatto è un approccio di difesa non di divulgazione di un’altra cultura più vicina ad una parità dei sessi, altrimenti sarebbe aperto anche alle donne immigrate alle quali sarebbe importante dire che possono denunciare il marito che le violenta e che , in Europa, possono godere di certi diritti. Eppure anche le donne fanno una gran fatica ad integrarsi, perché con il loro povero bagaglio da migrante, ne portano un altro ben più pesante , quello culturale che non riescono a lasciare neppure dopo tanti anni vissuti nei paesi occidentali.
E’ vero comunque che sono tante le donne anche nel nostro paese che subiscono abusi in silenzio. Storie di sofferenza di anni che arrivano poi alla cronaca come femminicidi..

La nostra cultura infatti, che ci vantiamo essere così avanzata nel campo della parità rispetto ad altre, non continua forse a proporre modelli di donna-oggetto nella pubblicità e nella costruzione di programmi televisivi come varietà, ad esempio? E questo non continua a fornire un modello di donna distorto per gli uomini? Si potrebbe osservare che le donne che scelgono di aderire ad un certo modello, qui da noi, lo fanno liberamente. Eppure, cosa significa “liberamente” difronte ad un condizionamento che inizia con la nascita e la scelta dei giocattoli?
Tutto questo per dire che molti dei contrasti culturali e perfino politici potrebbero essere disinnescati con una politica culturale globale che valorizzi la figura femminile e il suo ruolo nella società. Anche nella nostra stessa società occidentale. Un lavoro difficile che non sembrano ancora in grado di fare neppure società occidentali,obiettivamente più aperte verso le donne di quelle di altri paesi. E’ difficile perché in fin dei conti il corpo femminile, l’essenza stessa della donna, sono un pericolo destabilizzante per la società e un possibile bottino di guerra, ma nello stesso tempo l’assicurazione della sopravvivenza di una popolazione, di una nazione.

Dallo stupro etnico ai rapimenti delle donne da parte di Isis, toccare la donna significa toccare la vita stessa di un paese o di un’etnia, perché è la donna che dà la vita. Per questo sono molti i paesi in cui i regimi totalitari hanno come primo obiettivo le donne , da coprire, da zittire, da rendere fantasmi. La pace e la democrazia passano attraverso le donne. E tentare la loro umiliazione è provare a riportare indietro l’orologio della storia. Un orologio che quando si tratta di uguaglianza e rispetto verso le donne va sempre troppo indietro.


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