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Razzismo e fanatismo, dalla Danimarca agli Usa

 

Ci sono storie dove si fatica a comprendere il sottile filo che separa la stupidità dal razzismo e dal fanatismo di ogni sorta e colore. In Danimarca Marius Yubis, studente del Camerun, è stato espulso dal paese con l’accusa di  “lavorare troppo”. Marius, definito dai suoi professori un “allievo modello”, oltre a studiare, si era impegnato per trovare un’occupazione che gli permettesse di pagarsi il soggiorno e aiutare la sua famiglia. La legge, tuttavia, impone agli studenti stranieri un tetto massimo di 15 ore retribuite a settimana al fine di evitare che possano precostituire le condizioni per restare definitivamente. Marius,dopo aver riconosciuto il proprio errore, è stato quindi espulso dal paese. A nulla, sino ad oggi, sono valse le proteste del rettore, dei professori, degli studenti.

Dalla Danimarca agli Usa dove, durante un comizio di Donald Trump, una donna musulmana si è  alzata in piedi e, nel silenzio generale, ha esibito una maglia con la scritta “Salaam, vengo in pace”. Una provocazione gratuita? Non credo; piuttosto un segno di muta protesta contro il razzismo e l’islamofobia che riempiono i comizi di un signore che neppure il leader conservatore inglese, David Cameron, vuole ricevere.

La donna, tra fischi ed urla, è stata portata fuori dalla sala. Che si tratti di ottuso e sfrenato burocratismo o del solito gesto di aberrante discriminazione, poco importa. Sono questi i provvedimenti e le decisioni che, ogni giorno, concorrono nell’alimentare l’odio reciproco, fomentano il terrore e mettono in discussione il nostro diritto a vivere in pace.

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