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A proposito di terrorismo e di come (almeno) contrastarlo

 

Piccolo messaggio “in bottiglia”, tentativo, chissà se maldestro, di uscire dal luogo comune.  Son tempi, questi, in cui si dice che la guerra (da tanti peraltro invocata, e con le sciabole ci cartone sguainate, come nel coro dell’ “Aida”, “partiam partiam”, e non si parte mai…), e’ cosa brutta, cosa inutile.

Siamo tutti d’accordo, come non esserlo? Contro il sedicente stato islamico, piuttosto che le bombe a tappeto, invece delle truppe di terra, molto meglio puntare sull’intelligence, e lavorare perché i vari servizi di sicurezza operino in coordinamento. Giusto.
Anche perche’, poi, c’e’ gia’ un centro INTCEN,  che fa capo all’Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini e diretta dal finlandese Ilkka Salmi; non si sa bene a cosa serva e che faccia, ma c’e’. Un centro di analisi di intelligence nato nel 2012, e se ne sta li’, un po’ come il Coordinatore antiterrorismo Ue creato dopo gli attentati a Madrid del 2004, attualmente guidato dal belga Gilles de Kerchove. E’ dal 2005 che si auspica “una strategia europea contro il terrorismo”, chissa’ se questa e’ la volta buona.

Chiediamoci, gia’ che ci siamo, anche cosa se ne fa la National Agency Security americana della possibilita’ di poter “pescare” nel cyberspazio l’equivalente di almeno 600 milioni di file cabinets ogni giorno, se poi i dati non li si sa connettere. E parlo della sola NSA. Sempre per inciso, a chi sono serviti i 300mila accessi alle banche dati strategiche nazionali (italiane), anche private, effettuati, apparentemente per combattere il crimine informatico, nei primi sei mesi del 2013 (del dopo, non so).
Poi, infine, quando si superera’ lo stallo, ricordiamoci bene quello che gia’ una ventina d’anni fa, senza girarci troppo intorno, ci ha detto l’allora direttore del SISMI, ammiraglio Gianfranco Battelli: “Mi sembra fin troppo ovvio che i servizi debbano poter fare cose illegali”. Ecco, quando si dice: “intelligence”. Quella, do you remember?, del famoso “lodo Moro”, che chissà, forse vale ancora?

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