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Spagna, quando la legge va all’attacco dei diritti umani

 

Dal 1° luglio, giorno in cui è prevista l’entrata in vigore della nuova Legge sulla sicurezza pubblica, la libertà d’espressione in Spagna risulterà fortemente compromessa. Le norme prevedono limitazioni sullo svolgimento delle manifestazioni, il divieto di assembramenti spontanei in determinati luoghi e multe per gli organizzatori che non si adeguano alle nuove disposizioni.

Gli agenti di polizia avranno un ampio potere discrezionale per infliggere multe, senza alcuna salvaguardia procedurale, a chi mostra “mancanza di rispetto” nei loro confronti. Chi diffonde riprese video sull’operato della polizia (essenziali in passato per provare l’uso eccessivo della forza contro i manifestanti) verrà multato con 30.000 euro. Multe, va sottolineato, imposte per via amministrativa, in assenza di un procedimento giudiziario e dunque più complicate da contestare.

Più poteri, dunque, alle forze di polizia, come sottolinea provocatoriamente la manifestazione di Amnesty International Spagna nella foto.

Il 1° luglio dovrebbero entrare in vigore anche gli emendamenti al codice penale, che estendono, ricorrendo a termini vaghi e generici, le definizioni di “terrorismo” (fino a includere la “resistenza” a pubblico ufficiale e l’“imprudente”, ossia involontario, sostegno a gruppi terroristici), di “disordini pubblici” e di “intralcio” con cui si potrà punire anche chi pone resistenza passiva e non violenta.

Gli emendamenti al codice penale proibiscono i viaggi o i progetti di viaggio all’estero quando si sospetta che questi abbiano l’obiettivo di collaborare con gruppi integralisti o ricevere addestramento da loro, anche nel caso in cui questo addestramento non si verifichi o non si commetta alcun’azione criminale. Inoltre, sarà vietato postare sui social media frasi che potrebbero essere “percepite” come incitazioni a commettere attacchi violenti, anche quando tali frasi non avranno relazione diretta con azioni violente.

Già in vigore sono, invece, le nuove norme in tema d’immigrazione. Attraverso una nuova procedura amministrativa di respingimento ai confini, potranno essere eseguite espulsioni automatiche e collettive di migranti e rifugiati dalla frontiera delle due enclavi in territorio marocchino di Ceuta e Melilla. Il tutto in assenza di un procedimento formale di accesso alla domanda d’asilo politico, senza possibilità di ricorso contro il provvedimento e col conseguente rischio di causare violazioni dei diritti umani alle persone respinte.

La salvaguardia contenuta nelle nuove norme per cui i respingimenti alla frontiera “saranno eseguiti in accordo coi diritti umani internazionali e con gli standard internazionali sulla protezione” pare scritta da Orwell. Come può una prassi vietata dal diritto internazionale diventare legale solo perché contenuta in una legge spagnola?

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