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Ad Assisi, le porte al Dialogo sono state chiuse

 

Cari amici di Articolo21,
scrivo a nome di un gruppo di cittadini di Assisi, LiberaMente Famiglia, per rendervi noto cosa sta accadendo nella città del Dialogo. Le porte al Dialogo sono state chiuse! Il 29 agosto è stata approvata una mozione a difesa della “famiglia naturale”: padre maschio e madre femmina, negando di fatto qualsiasi altro tipo di famiglia. Si tratta di una mozione che va in senso contrario a come procede il mondo. Inoltre, il testo si conclude con una specifica richiesta che sarà inoltrata al Presidente del Consiglio:   chiedere al Governo centrale di rifiutare l’applicazione del Documento Standard per l’educazione sessuale in Europa redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Allora mi chiedo: con una mozione del genere, Assisi e Perugia non rischiano di restare fuori dalla corsa per Capitale Europea della Cultura, rifiutando delle direttive europee? Uno dei cardini su cui va fondata la candidatura non è il rispetto e l’applicazione dei diritti civili?
Il Sindaco, si è reso conto che rischia di far perdere all’Umbria una opportunità che non tornerà più?
Di seguito trovate il testo della lettere aperta che stiamo inviando ai media.

Si avvicina Perugia 2019, la Provincia tutta si prepara. Idee, progetti, attività. Le associazioni sono i motori e gli ingranaggi della cultura. Non c’è Comune, non c’è gruppo di cittadini che non abbia deciso di metterci del proprio.
Invece Assisi, città della pace che ha dato i natali a san Francesco, città dell’accoglienza che durante la II Guerra Mondiale ha ospitato gli ebrei perseguitati dal regime fascista, ora è una città che si chiude.

Si chiude al mondo approvando in sede di consiglio comunale ,il 29 agosto, la “mozione urgente a favore della famiglia ‘naturale’: padre è maschio e madre è femmina”, una mozione che lede i diritti dei cittadini, in aperto contrasto con le direttive europee, precludendo a Perugia la possibilità di vittoria quale capitale europea della cultura. Infatti uno dei criteri fondamentali su cui si basa il giudizio della Commissione europea è la valutazione dell’avanzamento delle politiche sociali e culturali delle città candidate.
In questa mozione si nega validità e riconoscimento a qualsiasi famiglia che non sia formata da un uomo e da una donna sposati. Coppie omosessuali, genitori single e coppie di fatto non sono famiglie, o perlomeno non famiglie capaci e degne di crescere dei bambini. Solo la “famiglia naturale”, e soltanto lei, è “in grado di insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi”.

Non solo viene imposta una posizione che non rispecchia quella di tutti i cittadini, ma lo si fa anche in maniera subdola e irrispettosa; direttive del genere, inoltre, non sono e non devono essere di competenza del Comune. I contenuti che vi troviamo sono fortemente discriminatori, e la forma con cui sono espressi è inadeguata e indelicata. Si arriva a parlare di “presunte discriminazioni” nei confronti degli omosessuali: parole inaccettabili, parole che insultano la memoria e le famiglie delle vittime dell’omofobia, parole che necessitano di pubbliche scuse.

Questa mozione è un ritorno ad un passato che non esiste più. Sa di inquisizione medievale, di leggi razziali e di fondamentalismo.
E’ paura del diverso.

L’indignazione ha spinto un gruppo di cittadini (di Assisi e non) appoggiati da varie associazioni a riunirsi per manifestare il proprio dissenso. Abbiamo creato la pagina Facebook “LiberaMente famiglie” in cui si chiede agli oltre 1000 “like” di realizzare un video da divulgare con l’hashtag #wearefamilies. Inoltre, stiamo portando avanti una raccolta firme da effettuare porta a porta, nelle piazze e per le vie della città, per poter parlare con la gente e spiegargli che: chiediamo il RISPETTO di ogni scelta di vita, orientamento e tipo di famiglia. Crediamo nel valore del DIALOGO e nell’INFORMAZIONE senza censure. Sappiamo che l’unica “famiglia naturale” è quella costruita con, per e sull’AMORE e che crediamo in un Paese in cui non si abbia paura di insegnare ai propri figli che esistono altre realtà, che esiste la sessualità, che essere omosessuali è una possibilità delle tante; in cui tutti si vedano riconosciuta la propria libertà di dire, di fare, di essere, di amare. Noi crediamo in un’Assisi diversa, che si faccia portatrice di valori nuovi, che si spogli di quegli stracci che agli occhi dei più la fanno sembrare come un luogo in cui il tempo si è fermato al 1200.

Scriviamo questa lettera per far udire la nostra voce, non sentendoci rappresentati da chi di dovere. Stiamo gridando il nostro sdegno tramite ogni mezzo di comunicazione, puntando a coinvolgere e mobilitare l’opinione pubblica per poter presentare una contro-mozione al prossimo Consiglio comunale. Infine ci auguriamo che Assisi possa tornare a dare il buon esempio e che nessun altro comune italiano approvi un simile documento.
Non restiamo ancorati ad assurdi stereotipi che crollano sulle proprie fondamenta. Non lasciamo che ci tengano ignoranti e pieni di paura, o almeno non diamogli una mano nel farlo.

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