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Il Nazareno e la riforma della giustizia

 

Una soluzione di centro, che – a quanto pare – piace  alla destra di Berlusconi.  Questa è l’impressione che si può ricavare, leggendo le norme principali del disegno Orlando sulla giustizia, il progetto del governo attuale appena presentato ai “ media” sulla giustizia. Il patto del Nazareno tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, presidente del Consiglio ma anche segretario in carica del Partito democratico ed uomo noto per i tempi rapidi e per il desiderio di concludere entro i prossimi giorni la fase progettuale delle riforme messe in cantiere nel suo governo di “larghe intese” (la riforma della giustizia sarà pronta a settembre per il Consiglio dei ministri) è – come si dice in gergo – blindato e il ministro della Giustizia Orlando, presentando ieri le linee guida della riforma della giustizia che è in cantiere, ha dichiarato  che “per cambiare la riforma della giustizia ci confronteremo con le opposizioni” e, prima di tutto (l’incontro è previsto per le ore 12 di mercoledì 12 agosto) e – che non suoni come monito non richiesto – nella stanza famosa che fu di Palmiro Togliatti quando era stato ministro – come allora si diceva di Grazia e Giustizia – nel 1948, ai tempi dell’amnistia sui delitti del periodo fascista di cui fu autore.

Ma ci si chiede in questi giorni cosa emerge dal progetto che ha suscitato immediatamente la reazione contraria del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e da Pippo Civati  all’opposizione senza esitazioni dalla linea adottata dal segretario-presidente, preoccupati che la riforma si riveli un manifesto contro i giudici, e da quelli che nel Partito Democratico sono sempre disposti a seguirlo. Innanzitutto il progetto prevede l’ampliamento della responsabilità dei magistrati; quindi il superamento del filtro esercitato dalle corti di Appello quando si presenta azione di rivalsa verso i giudici, ricordando che, in un quarto di  secolo, quel filtro ha pressoché impedito la rivalsa dello Stato su giudici e pubblici ministeri, e nello stesso tempo l’obbligatorietà della rivalsa dopo un verdetto che abbia accertato la “negligenza inescusabile” del magistrato.

Certo, come era anche nella riforma Vassallo del 1988, l’azione di rivalsa dei cittadini non può rivolgersi direttamente contro i magistrati ma è lo Stato danneggiato che si rifà con i magistrati fino a metà del proprio stipendio (ora è ancora un quarto). L’impianto della riforma prevede anche la possibilità di ricorso del cittadino che potrà fare causa anche “per violazione e manifesto errore nella rivelazione dei fatti e delle prove” mentre oggi la valutazione delle prove non dà luogo a responsabilità del magistrato. Sono previsti nello stesso tempo mutamenti nelle prescrizioni, impossibilità delle intercettazioni per chi non è indagato e una riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura che metta fuori combattimento le forti correnti che percorrono quella corporazione, forse attraverso l’obbligo di elezioni primarie che dovrebbero sfociare quindi in una lista unica comprensiva di tutti i vincitori. Ma, a quanto pare, una proposta organica e definitiva non è ancora pronta.

Entro Ferragosto il ministro dovrebbe anche provvedere alla nomina del nuovo Capo del DAP o Dipartimento dell’Amministra zione Penitenziaria. La situazione delle nostre carceri, infatti, è sempre sull’orlo della crisi. Il sovraffollamento dei detenuti si è ridotto e il numero attuale è di 54.400 detenuti ma il Guardasigilli non ha ancora scelto il nuovo titolare del Dipartimento. Per aver un’idea della situazione nel continente europeo rispetto alla nostra, basti dire che in Francia non è contemplata l’azione diretta contro i magistrati ed è lo Stato in prima istanza a rispondere per i danni causati dall’azione giudiziaria e teoricamente (ma di fatto non avviene) potrebbe rivalersi verso i magistrati. In Spagna, invece, è prevista la responsabilità dei magistrati in campo civile come penale. In Germania è prevista la responsabilità della rivalsa “in caso di colpa o dolo grave” da parte della Federazione come di un Land. In Inghilterra, infine, i giudici sono immuni da responsabilità ma in certi casi possono essere rimossi. Come si vede, legislazioni diverse  legate alla storia dei vari paesi. Quella italiana, e questo va ricordato, è più vicina a quella della Francia e soffrirebbe di uno strappo legato, come sembra questo, al patto del Nazareno con l’uomo di Arcore.

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