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Ucraina, fermiamo il sangue

 

La tregua è durata appena una notte. Adesso “si aspetta solo l’attacco finale”, informano i testimoni. Certamente a Kiev la situazione è drammatica, se non si riescono più a contare nemmeno i morti. Sono sicuramente decine, molti vittime dei cecchini oltre che degli scontri, il bilancio totale degli ultimi giorni forse fa salire il numero a circa trecento. La folla ha nuovamente conquistato piazza Maidan, centro della città e della rivolta, catturando sessanta poliziotti e costringendo all’evacuazione i palazzi del potere. Si cerca di fermare la spirale di violenza e anche un’escalation che potrebbe portare a sbocchi molto pericolosi. Significativo e importante il grido di allarme lanciato a Sochi dagli atleti ucraini che hanno abbandonato, non solo per cordoglio, le Olimpiadi. Oltre le barricate, si tentano mediazioni. Il presidente Yanukovich si è incontrato con i ministri degli esteri tedesco, polacco e francese mentre per oggi è in programma un vertice a Bruxelles. E se da un lato tutti auspicano il ritorno alla politica dall’altra arrivano segnali minacciosi. Sanzioni e avvertimenti, sia da Mosca che dalla Nato. Non è questo il momento delle analisi, ma soltanto di fermare il sangue. I motivi dello scontro sono  tuttavia molto chiari. L’Ucraina è un grande Paese, con 45 milioni di abitanti, e molti vogliono entrare in Europa. Il premier Yanukovich però si è praticamente consegnato alla Russia e il nodo è molto più preoccupante di quello che addirittura appare. Da una parte c’è la voglia di ovest, dall’altra il tentativo di un’orbita eurasiatica. Detto in soldoni in ballo ci sono le mire espansionistiche di Putin che vuole rimettere in piedi un impero disciolto dai golpe di vent’anni fa. Con un’Unione Europea inerte, incapace anche di risolvere una questione alle porte di casa, c’è il grande timore di un’escalation militare. Sottovoce si ipotizza un intervento dei carri armati del Cremlino (naturalmente “chiamati” dal governo di Kiev per garantire la sicurezza), proprio quello che successe qualche anno fa in Georgia. Solo che, con tutto il rispetto, l’Ucraina non è la Georgia, territorio affascinante ma con appena il dieci per cento degli abitanti. Soprattutto senza tutte le centrali nucleari. E stavolta forse gli Stati Uniti non potrebbero neppure stare a guardare.

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