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L’“affaire” Shalabayeva. “Piccole” cose da chiarire e accertare

 

In attesa che il capo della Polizia Alessandro Pansa porti a termine la sua inchiesta per accertare il chi, il come, il perché dell’“affaire” Shalabayeva; in attesa di sapere se viviamo in un paese dove può accadere che funzionari del Ministero dell’Interno prendano le importanti decisioni che hanno preso senza darsi minimamente pena di avvertire preventivamente il titolare del Viminale (e se il ministro Angelino Alfano davvero è stato tenuto all’oscuro è perfino peggio che se avesse dato lui personalmente l’ordine, “piccole” cose che sarebbe bene accertare e chiarire.

Alma Shalabayeva, per esempio, nel memoriale di diciotto pagine che i suoi legali hanno consegnato al “Financial Times”, racconta che gli agenti, dopo aver fatto irruzione nella villa di Casalpalocco, “continuavano a gridarmi in italiano. Non capivo esattamente che cosa dicessero. L’unica cosa che ho potuto distinguere fu “Puttana russa”. E’ vero che qualcuno si è rivolto in questo modo ad Alma Shalabayeva? “Puttana russa”.

E’ vero o non è vero che al momento dell’irruzione nella villa di Casalpalocco insieme ad Alma Shalabayeva e alla figlioletta Alua c’era il cognato di Mukhtar Ablyazov, Bolat Seraliyev è stato malmenato “un occhio rosso e gonfio, un labbro rotto, una ferita al naso” fino al punto che è stato necessario l’intervento del pronto soccorso? Se sì, perché Seraliyev è stato malmenato?

E’ vero o no che Alma Shalabayeva è rimasta per ore e ore (quindici circa) senza poter bere o mangiare all’Ufficio immigrazione, di non  aver avuto accesso a interpreti in grado di poter spiegare la sua situazione?

In una nota diffusa dalla questura di Roma si legge che “la signora Shalabayeva non ha subito alcun tipo di maltrattamento nel corso dell’operazione di polizia giudiziaria del 29 maggio”. Infatti il maltrattamento viene lamentato da Bolat Seraliyev. L’interminabile attesa di ore senza poter toccare acqua e cibo è successiva all’ “operazione di polizia giudiziaria”. E gli insulti, che pure potrebbero essere configurati alla stregua dei maltrattamenti fisici; sono però una forma di violenza tanto più grave e inaccettabile se viene da una persona che indossa una divisa. A questo punto, importa poco sapere chi sia e cosa Alma Shalabayeva abbia fatto, e se l’abbia davvero fatta. Quello che subito si vorrebbe sapere è se è vero quello che racconta circa il trattamento ricevuto.

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